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LE FOIBE GIULIANE
 
LE FOIBE GIULIANE
Note e documenti


di Elio Apih

a cura di Roberto Spazzali, Marina Cattaruzza, Orietta Moscarda Oblak

Collana: "Novecento", n° 4
In 8°, brossura, pagine 159
Prima edizione "Novecento", aprile 2010
ISBN: 978-88-6102-078-8
prezzo: Euro 18,00 i.i

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 · note di copertina · 
Gli interrogativi posti da Elio Apih e le riflessioni che essi suscitano nel percorso di questo libro, muovono da un quesito fondamentale: "Come e da dove viene l'‘infoibamento' nella Venezia Giulia?" È bene precisare che l'Autore tratta sia delle foibe del 1943 in Istria, sia delle foibe del 1945, che riguardarono anche Gorizia, Pola e Fiume, ma soprattutto, per efferatezza, Trieste. Ciò detto, è significativo che il primo capitolo si apra su uno scenario di vuoto metafisico: l'abisso (abissus abissum invocat) in cui si agitano elementi da primordio evocati tramite suggestioni letterarie, echeggiano voci di un'antica coscienza filosofica centroeuropea, si ridesta un universo premoderno di credenze misteriche e magiche che aveva profondamente colorato i tessuti dell'immaginazione di tante generazioni di istriani; la percezione diffusa è quella del male connesso alla foiba. Ma sul piano storico l'"infoibamento" come eccidio trova collocazione nel quadro della Seconda guerra mondiale; taluni episodi (il massacro di Katyn, le Fosse Ardeatine, le stragi in Spagna descritte da Hemingway) possono fare pensare ad un'analogia fra le modalità "rituali" dell'eccidio. Tuttavia il quadro delle foibe giuliane pone la questione di un uso barbarico che sembra appartenere all'Europa centro-orientale, e ci si domanda se esista un'inquietante presenza di "esperti" istruiti dai protagonisti dei fatti di Katyn. Si tratta, ad ogni modo, di un accadimento storico complesso, che rompe un plurisecolare assetto sociale da un lato, e dall'altro, nella lotta di liberazione, assume, dal punto di vista sloveno o croato, carattere di strumento per la revisione confinaria con l'Italia. Le tensioni politiche si intrecciano con quelle nazionali e viceversa. Per decenni la questione delle foibe è stata ostaggio della polemica politica, fondata sul mero conteggio dei morti, sulla descrizione delle atrocità, senza contare l'aleatorietà delle testimonianze dirette, tanto più incerte quanto più accentuata ne è la contingente emotività. L'ipotesi dell'Autore è che il comunismo jugoslavo "non allineato" non è stato sottoposto a giudizio in quanto ha goduto di un'ampia immunità dettata dall'atlantismo e incontrato l'apprezzamento della sinistra italiana in nome della politica di equidistanza terzomondista di Tito; in Italia l'antifascismo si sarebbe invece dovuto impegnare di più nella costruzione di un'etica democratica nella società civile, e meno in quella di un'etica politica o partitica, nel corso di un lungo processo che ne ha enfatizzato il culto eroico anche tramite l'abuso retorico, laddove la generazione democratica di Apih aveva intravisto nell'antifascismo l'opportunità di una rifondazione morale della Nazione italiana.
Le foibe giuliane esce in edizione postuma con l'attenta curatela critica di Roberto Spazzali; la figura di studioso e intellettuale di Elio Apih viene delineata con grande intensità da Marina Cattaruzza nell'ultimo capitolo del libro.


 · l'autore · 
Elio Apih (Trieste, 1922-2005), laureatosi in Filosofia teoretica a Padova nel 1945 e nel 1947 in Storia del Risorgimento a Trieste, è stato uno dei massimi rappresentanti della storiografia triestina e giuliana del Novecento. Con la sua opera, egli ha rinnovato la storia di Trieste e della regione Giulia, trasferendola, dalla dimensione della tradizione locale filologico-erudita, a quella europea, dell'illuminismo e del riformismo settecentesco, studiando fenomeni come il nazionalismo e il fascismo, e rivolgendo altresì la sua attenzione a problematiche quali la politica di snazionalizzazione fascista, gli ebrei triestini, l'antifascismo sloveno, la resistenza jugoslava, le foibe, l'austromarxismo. Nel 1996 e 1997 è stato membro della Commissione storico-culturale italo-slovena. Autore, fra l'altro, di La società triestina nel secolo XVIII (1957), Italia: fascismo e antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943) (1966), Risiera di San Sabba. Guida alla mostra storica (1983), Il ritorno di Giani Stuparich (1988), con Trieste, del 1988, raggiunge il più alto momento di sintesi della sua pluridecennale attività.

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