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LA MARINA ITALIANA
 
LA MARINA ITALIANA
NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE


di James J. Sadkovich

Collana: "LEGuerre", n° 31
Brossura, pagine: 544
Prima edizione "LEGuerre", febbraio 2006:
ISBN: 88-86928-92-0
prezzo: Euro 30,00 i.i.

Note: TRADUZIONE di MAURO PASCOLAT SERVIZI DI EDITING TRADUZIONE CONSULENZA editoriale

REVISIONE di AUGUSTO de TORO

Introduzione di ERMINIO BAGNASCO

Con 32 fotografie f.t.

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 · note di copertina · 
La Marina italiana nella seconda guerra mondiale è il corposo risultato di un’approfondita indagine storiografica e di una ricerca che ha portato l’Autore a confrontarsi con una straordinaria mole di materiale documentario — pressoché tutto quanto è stato scritto sull’argomento negli ultimi sessant’anni — riguardante le operazioni navali e aeronavali condotte dalla Regia Marina, o in cui essa fu coinvolta, nei trentanove mesi che, dal 1940 al 1943, la videro impegnata in una logorante attività bellica nei teatri di guerra del Mar Mediterraneo durante il secondo conflitto mondiale. In un’opera contro corrente rispetto alla lettura “ufficiale” degli eventi che, in particolare nell’immediato dopoguerra, è stata ispirata dalla predominante storiografia di scuola angloamericana, James J. Sadkovich compie un’analisi che si propone di emendare dagli stereotipi e dagli elementi “inquinanti” l’operato della forza navale italiana e di dare una valutazione, sulla base del dato effettuale, del suo apporto bellico, per lo più sminuito dalla propaganda britannica, la cui ultrasecolare Royal Navy la Regia Marina aveva “osato” sfidare.

Il “resoconto interpretativo” — come lo definisce lo stesso Autore — fornito in queste pagine, ha fra i suoi principali assunti le condizioni di svantaggio materiale e tecnologico in cui ebbe a operare la Marina italiana a fronte di una Potenza che poteva contare, oltre che su una più solida base industriale e sui significativi contributi del Commonwealth e dell’America di Roosevelt, su un apparato di intelligence (la cui punta di diamante fu “Ultra Secret”) che, seppur “soggetto a forti alti e bassi nella curva della sua efficacia” — come osserva Erminio Bagnasco nell’introduzione a questo volume —, risultò in molti casi determinante per i successi britannici.

La Regia Marina non vinse la guerra, ma — è la conclusione di Sadkovich —, affiancata dall’Aeronautica e con il saltuario concorso del poco affidabile alleato germanico, essa bloccò le forze navali ed aeronautiche britanniche e fece dell’Italia l’attore principale dell’Asse negli oltre tre anni della sua belligeranza nel Mediterraneo.

INDICE DEI CAPITOLI:

I. Costruzione di una Marina
II. Primi fuochi: Punta Stilo, Capo Spada e Malta
III. Il logoramento dei britannici e la perseveranza degli italiani
IV. La guerra si fa seria
V. Un’estate difficile
VI. Crisi e risoluzione
VII. La supremazia dell’Asse
VIII. Vittorie di Pirro
IX. Vittorie in battaglia, sconfitta in guerra
X. Una valutazione di perdite e danni - Vincitori e vinti


Dall'INTRODUZIONE di ERMINIO BAGNASCO (© 2006 Libreria Editrice Goriziana - È vietata la riproduzione totale o parziale del brano senza l'autorizzazione esplicita dell'Editore).

Le operazioni aeronavali nel Mediterraneo durante il secondo conflitto mondiale e, in particolare, quelle condotte dalla Regia Marina italiana, nel nostro paese sono state oggetto, sin dall’immediato dopoguerra, di una letteratura tanto vasta quanto variegata per profondità di analisi e per indirizzo.
Dopo una fase iniziale basata soprattutto sulle memorie di vari protagonisti – con tutti i pregi legati all’immediatezza, ma anche con i noti limiti di questo genere di scritti – si è passati attraverso una serie di opere che andavano da quelle fortemente critiche ed accusatorie (il cui portabandiera fu senz’altro Antonio Trizzino) ad altre che invece tendevano a leggere gli avvenimenti più scabrosi in chiave addirittura fatalistica, quando non scaricando ora su uno ora sull’altro dei “giocatori”, oltre che su fattori esterni alla Marina, la quasi totalità degli innegabili insuccessi. Quest’ultima, ovattata visione – sostenuta, almeno in prima stesura, anche dalla storia cosiddetta “ufficiale” – resse per diverso tempo, addirittura rafforzandosi quando, verso la fine degli anni Settanta, furono finalmente note le straordinarie capacità di decrittazione dei messaggi radio dell’Asse da parte dell’organizzazione britannica conosciuta come “Ultra Secret”. In questa chiave, persino le istintive – ma non provate – accuse di tradimenti o di onnipresenza di “barbe finte” del buon Trizzino trovarono infine, quasi tutte, una loro spiegazione (Ciò tuttavia non toglie che, ciclicamente, tali teorie vengano ancora oggi riprese da qualche neofita della storia militare in vena di “novità”...).
Nella realtà, le cose non andarono proprio così: l’importante apporto di “Ultra” alle operazioni degli Alleati nel Mediterraneo fu infatti soggetto a forti alti e bassi nella curva della sua efficacia, derivanti innanzitutto dai tempi variabili nella capacità di decrittazione che – in relazione ai ciclici cambi nella “sopracifratura” dei codici italo-tedeschi – potevano andare da qualche ora, nel migliore dei casi, a molte decine di giorni, perdendo di conseguenza validità per lo sfruttamento operativo dell’informazione segreta così ottenuta.
Questa su “Ultra” – al pari di altre determinanti considerazioni in merito alla quantità e alla qualità dei mezzi disponibili, oltre a quella, imprescindibile, di una visione tattica e strategica non sempre all’altezza della situazione – sono oggi fortunatamente alla base della più recente e valida storiografia prodotta in Italia. Non mancano infatti opere nelle quali, a oltre sessant’anni dagli avvenimenti, i giudizi, pur critici, si sono fatti più equilibrati e sereni di quanto non fossero stati in precedenza. All’estero, l’eco di questo travaglio tutto italiano è stato avvertito solo in minima parte. Anzi, come ebbe appunto a rilevare l’autore di questo volume all’epoca in cui si accingeva a scriverlo, la quasi totalità degli storici d’oltre Manica e d’oltre Atlantico, nelle loro pur celebri opere sulla seconda guerra mondiale, avevano liquidato l’apporto bellico delle Forze armate italiane, e della Regia Marina in particolare, in poche righe; per di più viziate da pregiudizi e distorte impostazioni ancora risalenti alla efficace – bisogna riconoscerlo – propaganda britannica degli anni Quaranta, tesa soprattutto a limitare la percezione dell’importanza di tale apporto e a sminuire comunque l’immagine complessiva di una “giovane” Marina, formatasi meno di ottant’anni prima, che aveva osato sfidare l’ultrasecolare Royal Navy.
Nella sua Prefazione, il professor Sadkovich espone con chiarezza le motivazioni che nei primi anni Novanta lo hanno spinto a documentarsi sulla Marina italiana e sulle sue operazioni belliche tra il 1940 e il 1943, per arrivare infine alla stesura di quest’opera che senz’altro ha contribuito non poco ad elevare il livello di conoscenza sull’argomento dei lettori e degli studiosi formatisi essenzialmente sulla storiografia britannica. La Marina italiana nella seconda guerra mondiale di James J. Sadkovich è dunque un’opera nata per un pubblico anglosassone, perseguendo un chiaro obiettivo di rivalutazione dell’operato dei marinai italiani nel corso di un lungo e duro conflitto, conclusosi con una onorevole ancorché inevitabile sconfitta.
Quando, nel dicembre del 1995, recensii l’edizione originale dell’opera sulle colonne del mensile “STORIA militare”, che immeritatamente dirigo, non fui particolarmente tenero con l’autore. In primo luogo – pur riconoscendogli appieno il merito di aver portato a conoscenza di un pubblico e di ambienti accademici anglosassoni arroccati su posizioni alquanto superficiali, una visione per loro nuova e documentata 12 La Marina italiana dell’attività di una Marina quasi ignorata – esprimevo qualche critica per la sua assunzione, in talune circostanze, di un atteggiamento da vero e proprio “avvocato difensore” delle armi italiane, anche quando, a mio avviso, non era forse il caso. In secondo luogo, rilevavo la diffusa presenza di minori ma significative imprecisioni nella presentazione dei dati e nell’esposizione dei fatti.
Ora, grazie al minuzioso ed efficace lavoro di revisione di Augusto de Toro, tali imprecisioni sono state emendate e penso si possa senz’altro affermare che l’edizione italiana dell’opera, sotto questo aspetto, sia decisamente migliore dell’originaria in lingua inglese. Resta, ovviamente integra, l’impostazione generale che l’autore ha voluto dare al suo lavoro. Aparte la critica già esposta e relativa a qualche troppo benevolo giudizio assolutorio, bisogna dare innanzitutto atto al professor Sadkovich di aver compiuto, in un tempo relativamente breve, una vastissima attività di ricerca soprattutto bibliografica, consultando quasi tutto quanto è stato scritto sull’argomento specifico in Italia e all’estero sino ai primi anni Novanta. In merito, tuttavia, va osservato un uso talvolta un po’ disinvolto, se non acritico, di certa letteratura da noi considerata divulgativa o parziale e non certo scientifica. Dei dieci corposi capitoli di cui si compone l’opera, quelli nei quali è maggiormente condensato il pensiero dell’autore sono il primo (Costruzione di una Marina) e l’ultimo (Una valutazione di perdite e danni – Vincitori e vinti); i restanti sono soprattutto un’esposizione di avvenimenti affrontata compiutamente sino all’autunno del 1942 e un po’ più sbrigativamente nel successivo periodo che si conclude con l’armistizio italiano dell’8 settembre 1943.
Particolarmente apprezzabile il rilievo dato ai problemi della logistica nell’ambito della “battaglia dei convogli” e a quelli della cooperazione aeronavale, mentre veramente notevole è la lucidità con la quale l’autore espone le vicende della complessa politica navale tra le due guerre mondiali.
Un’opera, dunque, che all’estero già occupa con pieno diritto un posto di rilievo tra quelle dedicate alle operazioni nel Mediterraneo nella prima fase della seconda guerra mondiale e che, grazie alla sua ben curata traduzione in lingua italiana, avrà ora anche nel nostro paese la considerazione e la diffusione che certamente merita.

 · l'autore · 
James J. Sadkovich è attualmente "indipendent scholar". Fra le sue opere, Reevaluating Major Naval Combatants of World War II, Italian Support of Croatian Separatism, 1927-1937 e The U.S. Media and Yugoslavia, 1991-1995.

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