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Epurazione di frontiera
Le ambigue sanzioni contro il fascismo nella Venezia Giulia 1945-1948
Collana: "LEGuerre", n° 3
Brossura, pagine: 410
Prima edizione: maggio 2000
ISBN: 88-86928-35-1
Prezzo: Euro 19,63 i.i.
 sconto del 20%
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L'epurazione del fascismo nella Venezia Giulia assunse toni e significati diversi dal resto d'Italia. In considerazione della particolare situazione posta dalla divisione territoriale della regione, nelle due zone d'occupazione, anglo-americana e jugoslava, tra il 1945 e il 1948 fu posta in essere una duplice epurazione che tendeva a proprie finalità: nella zona A (Trieste, Gorizia, Pola) ristabilire la democrazia con un occhio rivolto alla riconciliazione nazionale, nella zona B (Istria) avviare un profondo processo di sovvertimento dei ruoli politici e sociali in vista della futura annessione jugoslava. Nella Venezia Giulia, l'epurazione avvenne in una condizione meta-normativa, in quanto le autorità civili e militari decisero d'operare autonomamente, seguendo specifici criteri di valutazione del livello di compromissione. Dopo gli anni del fascismo, le persecuzioni delle popolazioni slave, le leggi razziali, la guerra d'aggressione, le stragi istriane dell'autunno 1943, le deportazioni naziste dei venti mesi d'occupazione, le liquidazioni jugoslave del maggio-giugno 1945 si trattava di aprire un ulteriore, doloroso, capitolo sul comportamento di tutta la società di una regione di frontiera interessata da una lunga fase di tensione nazionale, politica e sociale, che non poteva essere semplificata. Invece si giunse alla semplificazione, come inevitabile passaggio al dopoguerra. Nella zona A, oltre alla necessità di ritornare allo stato di diritto, intervenne l'esigenza di chiudere rapidamente la parentesi fascista, con un numero piuttosto limitato di sanzioni. I conti col fascismo vennero fatti sul peso della politica adottata a partire dalle leggi razziali e dalla guerra civile e non tanto dal regime come tale. Nella zona B, gli autoreferenziati Poteri Popolari colsero nei processi d'epurazione l'occasione per giustificare che le liquidazioni del maggio '45 e per espellere la classe dirigente italiana d'Istria, ponendo una seria ipoteca sul futuro della Regione, anche se ogni località adottò criteri individuali. Inoltre, in seno al Partito Comunista della Regione Giulia si coltivò l'ambizione di completare l'epurazione più radicale, qualora fosse stato costituito il Territorio libero di Trieste, ma la classe operaia triestina non aderì e non partecipò al disegno, provocandone il fallimento.
Dalla ricerca, operata su documentazione inedita e per la prima volta disponibile, emerge un volto inaspettato della società giuliana, colta in una fase cruciale della storia del Novecento.
In appendice gli elenchi degli epurati della zona A e della zona B.
Roberto Spazzali (Trieste, 1956), insegnante e pubblicista, storico delle istituzioni politiche. Cultore di storia contemporanea presso la Facoltà di scienze della formazione dell'Università di Trieste. Membro di commissioni scientifico-culturali del comune di Trieste e del Provveditorato agli studi di Gorizia. Ha pubblicato, tra l'altro, Lega Nazionale 1946: la ricostituzione (1987), Foibe: un dibattito ancora aperto (1990), La Divisione Volontari "Gorizia" (1991), Sotto la Todt (1995, 1998 seconda edizione), Venezia Giulia: lotte nazionali in una regione di frontiera (1998), ed ha contribuito a diverse opere di carattere editoriale. Socio della Deputazione di Storia Patria della Venezia Giulia, ha pubblicato per diverse riviste storiche e collabora con l'Istituto Regionale per la Cultura Istriana e con la redazione culturale del quotidiano triestino "Il Piccolo".
DELLO STESSO AUTORE vedi:
:· ... L'ITALIA CHIAMÒ - Resistenza italiana a Trieste 1943-1947
:·SOTTO LA TODT
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