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ARMI DA FUOCO
 
ARMI DA FUOCO
Una storia globale fino al 1700


di Kenneth Chase

Collana: "LEGuerre", n° 56
Brossura, pagine: XVII, 379
Prima edizione "LEGuerre", maggio 2009
ISBN: 978-88-6102-027-6
prezzo: Euro 28,00 i.i.

Note:
INTRODUZIONE all'edizione italiana del Generale FABIO MINI

TRADUZIONE di CHIARA MONTINI

SUPERVISIONE del TESTO a cura di
MAURO PASCOLAT MAURO PASCOLAT SERVIZI DI EDITING TRADUZIONE CONSULENZA editoriale

Con 6 cartine; 10 illustrazioni B/N; 4 illustrazioni a colori.


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 · note di copertina · 
In questo volume, una storia globale delle armi da fuoco dal XII secolo al 1700 - ossia dalla loro invenzione in Cina all'epoca in cui furono superate da quelle europee -, la questione centrale è come mai furono gli Europei a perfezionare ciò che furono i Cinesi ad inventare; la risposta viene fornita attraverso una disamina dell'utilizzo delle armi da fuoco nel mondo intero.
Inizialmente le armi da fuoco vennero impiegate essenzialmente dalla fanteria e nella guerra d'assedio, e per lo più in Europa e in Giappone. Successivamente, i nomadi della steppa e del deserto imposero un diverso modo di fare la guerra nel Medio Oriente, in India e in Cina - uno stile di guerra con il quale le armi da fuoco erano incompatibili. Quando migliori armi da fuoco consentirono a queste regioni di cambiare la situazione a danno dei nomadi, l'Europa, grazie all'autoimposto isolamento del Giappone, non ebbe più rivali nella realizzazione, nello sviluppo e nell'uso delle armi da fuoco, con tutto ciò che ne è conseguito fino ai giorni nostri. Punti nodali del libro di Chase sono l'indagine del "mistero" di questa migrazione tecnologica dall'Oriente all'Occidente e l'argomentazione che i grandi governi agrari dell'Eurasia si servivano di armi a polvere da sparo in modo razionale: le differenze dipendevano dalle circostanze geografiche e non dalla tradizione culturale. Nel caso dei popoli nomadi - che occupano una posizione centrale nella discussione dell'Autore -, il rapporto con le armi da fuoco era strettamente connesso al successo oppure al fallimento dei singoli sistemi militari.
L'edizione italiana del testo è arricchita da una brillante introduzione del Generale Fabio Mini e da una serie di immagini inedite di Ilario Bailot.


Dall'INTRODUZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANA del Generale FABIO MINI (© 2009 Libreria Editrice Goriziana - È vietata la riproduzione totale o parziale del brano senza l'autorizzazione esplicita dell'Editore).

La trattazione delle armi da fuoco sviluppata da Kenneth Chase merita alcune note introduttive su due aspetti. Il primo riguarda i nomadi delle steppe asiatiche ed europee che l'autore collega direttamente all'impiego di tali armi e al diverso sviluppo che esse hanno avuto in Asia e in Europa. Il secondo aspetto riguarda il "fuoco come arma" ed il suo ruolo di antenato, contemporaneo e successore dell'"arma da fuoco" così come, a partire dalla scoperta della polvere da sparo, s'intende lo strumento in grado di utilizzare la potenza del fuoco, e delle sostanze in grado di produrla, come propellente di proiettili.

Barbari

Partendo dalla considerazione che le armi da fuoco sono state scoperte in Cina, Kenneth Chase individua nei nomadi la causa primaria dell'impegno militare cinese e si chiede come mai con una minaccia così forte, persistente e tutto sommato arcaica ed asimmetrica i cinesi stessi non abbiano elaborato la loro invenzione. Saranno gli europei a sviluppare le armi da fuoco, pur conoscendole alcuni secoli dopo i cinesi, e la ragione di questo spostamento continentale è il secondo quesito al quale Chase cerca di rispondere.
Le due domande si ripetono sovente nel libro e le risposte che via via vengono date sono altrettante tesi attorno al paradigma dello sviluppo delle armi da fuoco in funzione dei nomadi: cinesi e nomadi, europei e nomadi. Un paradigma che parte dal Trecento e dalla Cina, dove viene scoperta la polvere pirica, ed arriva al Settecento, in Europa, dove l'evoluzione delle armi da fuoco coincide con l'evoluzione della fanteria la cui potenza viene assimilata a quella dei nomadi.
Tuttavia, il discorso sui nomadi va esteso alle origini e alle conseguenze del fenomeno perché possano essere compresi e rimossi molti pregiudizi. Primo fra tutti quello che ha portato le popolazioni stanziali a definire i nomadi con il termine vago e indiscriminato di "barbari". L'influenza delle invasioni di nomadi sull'Europa è stata sempre fondamentale a partire dal sovvertimento dell'ordine matriarcale e monoteistico vigente prima degli afflussi ariani. L'antica Europa non aveva dèi. I miti sono concordi nel rappresentare l'Europa neolitica basata sul culto di una dea madre dai molti nomi. Probabilmente furono tribù transumanti centro-asiatiche come gli Elleni del duemila a.C. (invasioni eolica e ionica) ad instaurare l'ordine patriarcale e introdurre il cavallo nella pratica e nella religione (divino puledro) oltre alle prime trinità divine maschili. Cambiamenti che inizialmente non furono drastici e traumatici come sarebbero stati i successivi delle invasioni achee e doriche e che, anzi, realizzarono il primo connubio tra ordine militare maschile e ordine religioso femminile. Tuttavia, nel discorso dei nomadi è giusto parlare della Cina perché la storia tra cinesi e barbari oltre ad essere complessa e interconnessa, esattamente come lo è stata quella tra greci e barbari o romani e barbari, è infinita proprio come si prospetta quella appena riaccesa tra occidentali e "barbari". Il riferimento al rapporto tra cinesi e barbari che Chase usa per ambientare il mancato sviluppo delle armi da fuoco da parte di chi le ha inventate, può servire, con un opportuno ampliamento, anche a capire cosa fa di un popolo un "barbaro", cosa di esso impaurisce a tal punto da volerne l'eliminazione e quale sia il vantaggio strategico dei barbari di tutti i tempi. I cinesi si confrontano con i nomadi da millenni, da quando la civiltà cinese non si poteva ancora permettere di considerare barbaro nessuno; da quando anche in Cina prevaleva il regime matriarcale e, come nella Grecia Pelasgica, "gli uomini conoscevano le madri e non i padri" perché il coito non era stato ancora identificato come causa della nascita. Il ruolo del padre era invece già noto ai nomadi che erano anche allevatori di armenti. Quella cinese è una storia di difficili relazioni umane che dura tutt'oggi, che non riguarda più solo i cinesi e che, per i principi applicati e i metodi usati per discriminare i nomadi, mette in discussione gli stessi concetti di civiltà e barbarie senza permettere più di distinguere chi appartenga ad una o all'altra. La nozione di barbaro, infatti, non è mai stata oggettiva ed è caratterizzata dalla esasperazione della diversità fino alla incompatibilità. Per i cinesi, che prima di molti altri popoli hanno sperimentato la diversità, i barbari erano coloro che non rispondevano al sistema di leggi, usi e costumi cinesi. Secoli più tardi i romani avrebbero adottato la stessa concezione. L'appartenenza ad una particolare razza non era tanto importante quanto l'appartenenza ad un sistema fatto di regole calibrate sulle proprie esigenze e sulle proprie paure. Per questo alla cognizione di barbaro si associava sempre quella di aggressività, malignità ed uso spregiudicato e illegittimo della forza. I barbari, per gli altri, sono sempre stati asimmetrici per definizione e per cultura. I barbari dei cinesi erano tutti quelli che vivevano al di là delle muraglie dei singoli regni e poi, con la prima unificazione di Qin Shi Huang Di (221 a.C.), oltre la Grande Muraglia. Potevano avere maniere raffinate e leggi ragionevoli, potevano essere associati come alleati nelle guerre o nei commerci, ma rimanevano barbari. Se poi si assoggettavano al rito del tributo diventavano vassalli e godevano di benefici molto superiori agli obblighi, ma rimanevano barbari.
La terra di origine dei barbari ha sempre avuto la caratteristica di essere inospitale, povera e non adatta agli usi civili. E quasi sempre questa caratteristica era falsa almeno per chi apprezzava i vantaggi di vivere negli spazi liberi. I grandi imperi, per natura rivolti ad imporre la propria legge, i propri confini, la propria ideologia e la propria potenza erano circondati, "per costruzione", da barbari e più essi erano riottosi, esterni, sconosciuti o soltanto formalmente diversi, più erano temibili e temuti. La Cina mitica e storica è sempre stata circondata da barbari, a sud come a nord ed ovest. Tuttavia, mentre a sud la sinizzazione è stata quasi completa riducendo a sacche insignificanti i "barbari" locali, ancora oggi presenti e definiti tali, ad ovest e a nord non ha mai prevalso in maniera assoluta e anzi saranno spesso i barbari ad esercitare il potere sulla Cina aiutati dalla sua perfetta macchina amministrativa. (...)
 · l'autore · 
Kenneth Chase, che ha conseguito il Ph.D. in Civiltà e Lingue Asiatiche Orientali all'Università di Harvard e il J.D. (Juris Doctor) alla Stanford Law School, svolge la professione di avvocato presso uno studio legale.

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