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ABBIAMO VINTO L'AUSTRIA-UNGHERIA
 
ABBIAMO VINTO L'AUSTRIA-UNGHERIA
La Grande Guerra dei legionari slavi sul fronte italiano


di Ljudevit Pivko

Introduzione di Marco Cimmino
Collana: "LEGuerre", n° 69
In 8°, brossura, pagine 849
Prima edizione, collana "LeGuerre", gennaio 2011
ISBN: 978-88-6102-092-4
prezzo: Euro 35,00 i.i.

Note:
TRADUZIONE di Irena Lampe
Con una cartina.



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 · note di copertina · 
Ben pochi sanno che il paesino di Carzano, in Valsugana, è stato a un passo dal diventare uno dei luoghi simbolo della Grande Guerra sul fronte italiano. Qui, il 18 settembre 1917, a poco meno di un mese dallo sfondamento di Caporetto, si svolse l'operazione di un gruppo di soldati di nazionalità slovena e cecoslovacca, appartenenti all'esercito austro-ungarico: il piano avrebbe dovuto aprire una breccia nella linea del Tirolo e condurre in breve l'Italia a Trento e a Bolzano. A concepire questo progetto temerario fu il capitano sloveno Ljudevit Pivko, autore di questo libro scritto nell'immediato dopoguerra e solo ora pubblicato in Italia. Pivko si rese protagonista di uno degli episodi più controversi e fondamentali della guerra sul fronte italiano: la notte di Carzano, quando i reiterati tentativi del capitano di passare al nemico e, insieme, di danneggiare gli austroungarici giunsero a un soffio dall'avere un pieno e clamoroso successo. Pivko e i suoi uomini drogarono un intero battaglione bosniaco, di cui il capitano sloveno aveva il comando interinale, accordandosi con gli italiani che avrebbero dovuto attaccare a fondo, proprio nel settore di sua competenza, e puntare su Trento. Il tentativo fallì e Pivko disertò. In seguito, formò il "Reparto Verde" di volontari slavi, che combattè valorosamente accanto all'Intesa. Abbiamo vinto l'Austria-Ungheria. La Grande Guerra dei legionari slavi sul fronte italiano rappresenta oggi una pietra miliare nella memorialistica militare del primo conflitto mondiale, almeno per quanto riguarda il fronte italiano. Al di là dello stile in cui è stato scritto, che risente sia del clima dell'epoca sia del particolare impegno patriottico del suo autore, la testimonianza di Pivko è una fonte primaria di eccezionale valenza per conoscere e comprendere i complicatissimi retroscena dell'irredentismo antiasburgico all'interno dell'Impero austroungarico, del panslavismo e, infine, del troppo poco analizzato fenomeno delle "legioni slave", che combatterono a fianco dell'Intesa e che, alla fine della guerra, furono rimosse dalla memoria collettiva del conflitto..

 · gli autori · 
Ljudevit Pivko nacque a Nova Vas, nei pressi di Ptuj, nella Stiria slovena, il 17 agosto 1880. Dopo gli studi ginnasiali a Varaždin, in Croazia, frequentò il liceo a Maribor, dove risiedette in seguito fino alla morte. La sua preparazione proseguì, secondo il classico cursus honorum dei sudditi periferici dell'Impero, in varie città: Praga, Cracovia, Vienna e, infine, Francoforte. In Pivko, fin dalla sua formazione, convissero i valori essenziali dello slavismo contadino e della cultura cosmopolita e multinazionale, com'era tipico del ceto medio francogiuseppino. Pivko, però, fin da giovanissimo manifestò una forte tendenza antiasburgica e irredentista, che rimase la sua nota distintiva per tutta la vita. Contemporaneamente alla nomina di supplente al liceo di Maribor, nel 1907, egli aderì al movimento patriottico sloveno "Sokol", di cui fu uno degli animatori e cui dedicò molte delle sue opere politiche. Ufficiale di complemento, venne richiamato allo scoppio della Grande Guerra nonostante le sue idee e partecipò all'intero conflitto, ufficiale pluridecorato, prima sul fronte serbo e, quindi, su quello italiano, dove combattè sull'Isonzo, sul Col di Lana e in Valsugana. Tornato in patria, dopo la guerra, visse a Maribor, alternando l'insegnamento alla pubblicazione di numerose opere memorialistiche, etnografiche e politiche. Morì di malattia nel 1937.



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