89. ORTELIUS ABRAHAM, Theatrum orbis terrarum
Anversa, Gilles Coppens de Diest, 1572. In folio, 5 c.n.n., 53 tavole incise ed acquerellate, 3
c.n.n. Legatura moderna in pergamena. A c. 2r nota di possesso in inchiostro rosso “ex libris
Georgii L. Weihaus ... 1706”.
Importantissima prima edizione del 1572 in lingua tedesca del famoso atlante
curato dall’Ortelius. L’opera si apre con un magnifico frontespizio inciso e colorato
a più tinte. Seguono le tavole con la rappresentazione del mondo, dei quattro
continenti, delle regioni e degli stati dell’Europa (n. 6-7) fino all’India, alla
Persia, alla Palestina. Seguono componimenti dell’Albimontano e di altre personalità.
Esemplare in perfette condizioni, illustrazioni fresche.
Koeman 31:201.
€ 55.000,00
90. PAOLO, SANTO, Ai tou agiou Paulou Epistolai. Ai katholikai epistolai. Apokalypsis
tou agiou ioannou tou theologou
Parigi, Bernoit Prevost, 1549. In 24°, 165 c., 1 c.n.n. Caratteri greci. Nel frontespizio marca
tipografica con spada e ramo di palma intrecciati, al centro un libro aperto con alfa e omega
sulle due pagine. In alto il sole. Motto in greco e latino: Imperium mortis & vitae. Legatura in
pergamena morbida.
Rara edizione contenente le lettere canoniche di San Paolo oltre a quella agli
ebrei (La lettera agli ebrei, spesso ricondotta a San Paolo, è quasi sicuramente
da attribuire ad un altro autore. Lo stile utilizzato in questa epistola è difatti assai
diverso da quello delle altre lettere paoline e difficilmente riconducibile a San
Paolo; tuttavia l’autore rimane tuttora anonimo, anche se alcuni esegeti recenti
propendono nell’attribuirla ad Apollo, giudeo di Alessandria d’Egitto, di cui si
parla negli Atti degli Apostoli (18,24). Questo volume faceva parte di una pubblicazione
sul Nuovo Testamento ([Tes ]Kaines Diathekes hapanta) che recava
nel primo volume il colophon “Parisiis, impensis viduae Arnoldi Birkmanni.
1549., Excudebat Lutetiae Parisiorum Benedictus Praevotius. M.D.XLIX. idibus
martiis. Il colophon di questo esemplare che possediamo presenta la semplice
indicazione “EXCVDEBAT LVTETIAE PARISIORVM BENEDICTVS PRAEVOIVS,
TYPOGRAPHVS, IN VICO FREMENTELLO, AD CLAVSVM BRVNELLIVM, SVB
INSIGNI STELLAE AVREAE, ANNO MDXLIX IDIBVS MARTIIS”. Importante anche
la presenza di una nota di possesso in inchiostro rosso nel frontespizio “Ex libris
Pompej Caimj Utinensis”. L’esemplare appartenne quindi alla biblioteca di
Pompeo Caimo medico, docente di medicina teorica a Padova, letterato (Udine
13.9.1568-Santa Maria la Longa 30.11.1631). Fu medico a Udine poi a Roma
archiatra di papa Gregorio XV. Insegnò a Padova dal 1624 al ’30. Chi gli tessé
l’elogio accademico lo disse filosofo, medico, poliglotta, politico, oratore e poeta
in latino ed in lingua volgare. La raccolta libraria del Caimo, 2.500 volumi a stampa
di vario argomento, recanti sul frontespizio o sul foglio di guardia una nota
di possesso autografa, fu donata dai fratelli alla Repubblica veneta e da questa
destinata nel 1636 alla Libreria di Padova ossia l’attuale Biblioteca Universitaria.
Sul Caimo è fondamentale la Oratione in morte del molto illustre, & eccellentissimo
sig.r cauaglier Pompeo Caimo ... / del molto illustre sig.r Gio. Francesco
Deciano (Udine, appresso Nicolò Schiratti, 1631). Esemplare affascinante per
contenuto e per la sua biografia.
€ 3.000,00
91. PAULLINI CHRISTIAN FRANZ, Cynographia curiosa seu canis descriptio
Norimberga, Johannes Georgius Endteri, 1685. In 4°, 50 p.n.n., 258, 16 p.n.n. + curiosa antiporta
silogr. che contiene otto figure con relativo motto; leg. ottocentesca in mezza pelle, titolo
in oro sul dorso. Ex libris F. De Mattia nel contropiatto anteriore marmorizzato. Testatine e
finalini silografate.
Rarissima prima edizione di uno dei maggiori trattati scientifici sul cane.
Vengono descritte le varie razze dei cani, dedicando ampio spazio all’allevamento,
all’addestramento e all’utilizzazione pratica nella caccia, nel lavoro. L’opera
si completa con un trattato sui cani inglesi del Kay e una epistola sui cani di
Meibon. Esemplare marginoso ad eccezione del frontespizio rifilato.
Wellcome IV, 318. Souhart 368. Schwerdt II, 63: «The first edition of a curious
book on dogs, including sporting dogs».
€ 2.950,00
92. PEDRUSI PAOLO, I Cesari in argento da Giulio Cesare sino a’ Traiano
Parma (nella stampa di S.A.S.), 1701. In folio, XIX, 452 p. Sono presenti 34 tavole con la rappresentazione delle monete oltre a tavola incisa in rame dopo la p. XVI con trionfo di
Francesco I duca di Parma. Legatura moderna con piatti in carta marmorizzata e dorso in pergamena
come gli angoli dei piatti. Astuccio per custodia.
Si tratta del secondo volume sui dieci usciti incentrati sulla raccolta numismatica
del Museo Farnese e dedicato al Duca di Parma, Francesco I. La serie comprende
oltre ai Cesari in oro, quelli in argento, in medaglioni, in metallo grande,
in metallo mezzano e piccolo. Quello inerente ai Cesari in argento fu stampato
in tre volumi tra il 1701 e il 1704. Vengono analizzate le medaglie di personaggi
quali Caligola, Domiziano, Lepido, Vitellio ed altri che appaiono citati
nell’indice a pagina 452. All’analisi storica si accompagna anche la riproduzione
del recto e del verso delle medaglie in apposite tavole oblunghe. Esemplare ben
conservato con margini ampi, carta ruvida e filigranata.
Graesse V 183.
€ 1.500,00
93. PEDRUSI PAOLO, I Cesari in oro raccolti nel Farnese Museo
Parma (nella stampa di S.A.S.), 1694-1727. In folio, xii, 367 p. Antiporta illustrata calcografica,
28 tavole con rappresentazione di monete. Legatura moderna con piatti in carta marmorizzata
e dorso in pergamena come gli angoli dei piatti. Astuccio per custodia.
Si tratta del primo volume sui dieci usciti incentrati sulla raccolta numismatica
del Museo Farnese e dedicato al Duca di Parma, Ranuccio II, il figlio maggiore
del duca Odoardo I Farnese e di Margherita de’ Medici. La serie comprende oltre
ai Cesari in oro, quelli in argento, in medaglioni, in metallo grande, in metallo
mezzano e piccolo. Quello inerente ai Cesari in oro è in un unico volume.
Vengono analizzate le medaglie di personaggi quali Adriano, Antonino Pio,
Caligola, Nerone, Tiberio ed altri come si evince dall’indice a pagina 365.
All’analisi storica si accompagna anche la riproduzione del recto e del verso delle
medaglie in apposite tavole oblunghe. Esemplare ben conservato con margini
ampi, carta ruvida e filigranata.
Graesse V 183.
€ 1.500,00
94. PETRARCA FRANCESCO, Le rime del Petrarca brevemente esposte per Lodovico
Castelvetro ... dedicate all’Altezza Reale di Maria Antonia di Baviera
Venezia, Antonio Zatta, 1756. In 4°, 2 volumi, vol. I: XVI, LXXX, 557, [1] p., [3] c. di tav; vol.
II: XVI, 615 p., 1 p.n.n., 1 tav. Frontespizio in caratteri rossi e neri con vignetta silografata
(Civetta con scritta Kekrika) ed incisioni di Francesco Fontebasso, Gaetano Zompini, Giovanni
Magnini e Michelangelo Schiavoni. Legatura con dorso in cuoio e piatti in carta marmorizzata
policroma remondiniana.
Importantissima edizione delle Rime del Petrarca con l’interpretazione di
Lodovico Castelvetro dedicata, contrariamente alla maggioranza degli esemplari
stampati, a sua maestà Maria Antonia di Baviera dal conte Don Cristoforo Zapata
de Cisneros. Nelle Memorie per servire all’istoria letteraria (Venezia, Pietro
Valvasense, 1756, tomo VII, parte III, p. 8-10) si legge che: “Venezia 7 febbraio
1756 ... bella veramente e molto adorna, e sopra l’altre pregevole è riuscita l’edizione del Canzoniere del Petrarca colle Annotazioni del Castelvetro fatta dal
nostro Stampatore Antonio Zatta ... È riuscito già il primo tomo, e non tarderà
molto ad uscire il secondo. È questi dedicato all’altezza Reale, ed Elettorale di
Maria Antonietta di Baviera. La Dedica è in sonetto inciso in rame, con il ritratto
della Principessa. Ne fa la dedica il Conte Cristoforo Zapata de Cisneros”.
Dopo aver tirato degli esemplari delle Rime senza alcuna dedica particolare
interviene da Vienna il De Cisneros che ordina 30 copie. Subito quindi lo Zatta
chiese un privilegio del Senato per tutelare le due opere e gli fu concesso dal
doge Francesco Loredan il 31 marzo 1756 e rilasciatogli dai Riformatori dello
Studio di Padova il 1° aprile. Il sonetto di dedica posto prima della c.3r del I vol.
presenta una ulteriore variante: di solito la firma è quella di Antonio Zatta mentre
nel nostro esemplare è dello stesso de Cisneros. Riassumiamo i dati: questo
nostro esemplare è quello che presenta la dedica a Maria Antonietta, il frontespizio
con caratteri rossi e neri, la firma del De Cisneros nel sonetto. Sono elementi
che conferiscono la rarità del volume qui descritto.
Le Rime del Petrarca. Un’edizione illustrata del Settecento, Alessandro
Giacomello e Francesca Nodari, Gorizia, LEG, 2003, p. 64-71.
€ 8.000,00
95. PEZELIO CHRISTOPHE, Mellificium historicum integrum cujus pars prima complectitum
historiam trium Monarchiarum Chaldaicae sive Assyriacae, Persicae,
graecae, et rerum omnium quae a morte Alexandri M. a successoribus ejus gesta
sunt in regnis divertis
Francoforte, Wolfgang Hoffmann, 1649. In folio, 8 c.n.n., 1330 p., 27 c.n.n. Frontespizio con
caratteri rossi e neri oltre all’immagine allegorica silografata nel frontespizio. Testatine ed iniziali
silografate. Legatura dell’epoca in pergamena su piatti rigidi con decorazione floreale
impressa a secco al centro dei piatti.
Rara opera che tratta della storia delle religioni e dei medesimi culti. Non si tratta
di prima edizione, stampata nel 1628 sempre a Francoforte dal Tampachius.
Esemplare in buone condizioni conservative.
€ 1.400,00
96. PIGNA GIOVANNI BATTISTA, Historia de principi di Este
Ferrara (In Ferrara: appresso Francesco Rossi stampator ducale), 1570. In folio, [8], 635, [121]
p. Frontespizio silografato con stemma dei principi d’Este e iniziali. Legatura in cuoio con
dorso arrotondato e cinque nervi sporgenti e titolo dell’opera impresso in oro, tagli spruzzati.
La c.*4r tutta bianca presenta l’impressione a secco del frontespizio.
Prima edizione di questa importante opera di natura storiografica. Dell’opera fu
pubblicato solo il primo volume (cfr. L. Barotti, Memorie istoriche di letterati ferraresi.
Ferrara, 1793, 2, p. 184). Il Pigna fu uno storico e letterato nato a Ferrara
nel 1530 e ivi morto nel 1575. Il padre, Nicoluccio Nicolucci, fu soprannominato
“il Pigna” perché aveva una spezieria così nominata. Fu discepolo di Vincenzo
Maggi, G. Giraldi e A. Guarino. Laureatosi in filosofia a vent’anni, divenne subito
professore nell’università di Ferrara (1550) ed ebbe fra i suoi uditori il cardinale
Ippolito d’Este e Francesco Gonzaga. Nel 1570 pubblicò la Istoria de’ Principi
d’Este, cominciata da G. Falletti, dalla caduta dell’Impero romano al 1476.
Esemplare con frontespizio rinforzato, pagine con qualche macchia d’umidità.
Rita Baldi, L’“Historia de’ Principi d’Este” di Giovan Battista Pigna: uso politico
della storia nella Ferrara del Cinquecento, in Studi in onore di Luigi Firpo,
Milano, Angeli 1990, p. 781-799; Graesse V 290.
€ 4.500,00
97. PLATONE, Omnia divini Platonis opera tralatione Marsilii Ficini ... Lione,
Antonius Vincentius, 1548 (colophon: Lugduni excudebant Godefridus, et
Marcellus Beringi, fratres, M. D. XLVIII.)
In folio (mm 335 x 218), legatura settecentesca in mezza pelle maculata, dorso a tre nervi con
titolo in oro su tassello e fregi dorati, piatti in robusto cartonato; cc. nn. 20 (frontespizio con
marca tipografica con la scritta Vincenti e al verso dedica di Simon Grynaeus al lettore, proemio
di Marsilio Ficino dedicato a Lorenzo de’ Medici, vita di Platone, tavola dei libri di
Platone, indice degli scritti), pp. n. 646 (testo dell’Opera omnia diviso in XXXVI libri,
colophon in fine).
Testo in latino eccetto alcune parole e frasi in greco, su due colonne (tre nell’indice),
con carattere romano (dediche in corsivo), iniziali finemente ornate, richiami
a stampa ai margini del testo, alcune figure schematiche nel testo, alcune firme
antiche di appartenenza e timbro a inchiostro blu (Biblioteca Ars Regia – Milano)
al frontespizio e alle pp. 33 e 95, scritta antica cancellata al foglio di guardia anteriore
e elenco manoscritto in francese di contabilità domestica a quello posteriore,
altre scritte antiche e tenui segni al margine di alcune pagine, ex libris di antica
biblioteca (Livio Benintendi) alla controguardia anteriore, tarlo marginale e forellini, alcune macchioline isolate,
tenue alone d’umidità al margine
dell’indice e delle ultime carte, lieve
brunitura di alcune carte, legatura
con angoli consumati: nel complesso
esemplare in buone condizioni
di conservazione e con legatura
solida. Edizione stampata in Francia
a Lione (all’epoca centro importante
dell’editoria), dell’Opera omnia
del “divinus” Platone nella rinomata
traduzione latina di Marsilio
Ficino con la dedica a Lorenzo de’
Medici “vir magnanimus”, le notizie
biografiche su Platone e i commenti
che precedono i dialoghi sempre
di Marsilio Ficino, curata da Simon
Grynaeus che fu professore di
greco in Heidelberg e Basilea e
curò all’epoca parecchie edizioni di
classici greci (tra cui anche l’edizione
di Platone stampata da Froben
nel 1532). Marsilio Ficino, filosofo
fiorentino del XV secolo, sotto l’influenza
di Cosimo de’ Medici fu studioso
appassionato di Platone e della lingua greca, tradusse e commentò i dialoghi,
fondò l’Accademia Platonica frequentata da molti dotti dell’epoca per conversare
di argomenti filosofici e letterari: la prima edizione dell’opera di Platone in
latino dovuta al Ficino è quella impressa a Firenze e da Graesse datata 1483-84.
La vasta opera di Platone con i suoi dialoghi rappresenta una sintesi della filosofia
e della cultura greca antecedenti; il suo pensiero costitu’ un punto di riferimento
per gli studiosi dei secoli successivi e per lo sviluppo della cultura occidentale.
Non in Adams; Graesse V, p. 320.
€ 2.800,00
98. PONA FRANCESCO, La lucerna di Eureta Misoscolo
Venezia, Giacomo Sarsina, 1627. In 8°, 4 c.n.n., 180 p. Legatura in pergamena rigida. Il frontespizio
è mutilo della parte finale dove doveva esserci il riferimento al tipografo.
Si tratta della redazione emendata dall’autore dopo esser stata messa all’indice.
Nota già prima del 1622 in forma manoscritta – se ne ritrovano notizie, giudizi
e argomento nella Prefazione di Francesco Belli A’ benigni lettori al Il Paradiso
de’ fiori, edito appunto in quell’anno – e circolante nell’ambito delle Accademie
a Roma, Udine, Venezia, Mantova e Firenze, la Lucerna esce a stampa solo nel
1625, dopo un ripensamento dell’autore durato tre anni, probabilmente, a giudizio
della Buccini, perché Pona aspettava una congiuntura favorevole e attendeva
anche a consolidare i legami con l’ambiente dei Filarmonici, per ottenere un qualche schermo alla sua opera dai contenuti così riprovevoli, disinvolti e
licenziosi. Resta, di questa aspettativa, una supplica di ammissione all’Accademia
del Filarmonici di Verona (1616), fino ad ora inedita, di recente ritrovata dalla
studiosa e in via di pubblicazione a sua cura, documento prezioso sia perché
Pona vi riepiloga la dottrina pitagorica, sia perché può considerarsi una sorta di
genealogia della Lucerna, per la sorprendente nota autobiografica che fa luce
sull’emulazione affettiva che aveva condizionato le scelte culturali del precoce
scrittore, emotivamente investito della missione di seguire le orme intellettuali
dello zio Giovanni Battista, medico-umanista, morto a soli 32 anni, pochi mesi
prima della sua nascita. Personalità eclettica e feconda, disposto a cimentarsi in
diversi settori della scrittura: dalla trattatistica scientifica – anatomia, medicina
(basti ricordare Il gran contagio di Verona, trattato sulla peste del 1630), farmacologia,
botanica – alla storiografia, dalla narrativa, alla poesia, al teatro, incline
a coltivare i lati morbosi della filosofia pitagorica, come la trasmigrazione delle
anime, Francesco Pona fece parte dell’Accademia del Filarmonici con il nome di
Insaziabile, con quello di Incurvato dell’Accademia dei Gelati a Bologna, di
Assicurato nell’Accademia degli Incogniti. Venendo all’opera in esame Stefania
Buccini ha illustrato le varie edizioni della Lucerna minor, a cominciare ovviamente
da quella del ’25, che riscosse grandissimo successo [nello stesso anno
appare infatti con diversi luoghi di stampa: Verona (Bartolomeo Merlo), Vercelli
(s.d., s. tip., introvabile), Venezia] La Lucerna di Eureta Misoscolo Academico
Filarmonico, in Verona, Appresso Angelo Tamo. – Ad istanza, e spese di
Florindo Marani. L’anno di edizione si deduce dall’Avviso di Florindo Marani a’
lettori, datato 20 settembre 1625. Del 1626 è una seconda edizione riproducente
il testo della prima con poche correzioni, appresso Cristoforo Tomasini, a
Venezia. Messa all’indice per i suoi contenuti licenziosi, l’opera, successivamente
sottoposta dall’autore a revisione e ad ampliamenti, viene pubblicata nel 1627,
a Venezia, appresso Giacomo Sarsina, con dedica al conte Leonardo Martinengo,
corredata da una nuova prefazione, in cui Pona fornisce una serie di ritrattazioni
e sottolinea le finalità morali del suo nuovo lavoro così rivisitato, non senza
una nota di compiacimento per il successo, abbinato a scandalo, arriso al libro.
In questa seconda redazione la Buccini ha sottolineato l’importanza dell’influenza
di Barclay, di marca spiccatamente allegorica, sui rifacimenti apportati da
Pona a seguito della condanna all’indice della Lucerna, nonché della giustificazione
dell’autore in merito alla dottrina pitagorica, ascritta ora a favolosa invenzione
letteraria e sconfessata dal punto di vista ideologico. A fronte della soppressione
di episodi di perversa zoofilia stanno però aggiunte di carattere morboso,
conformi all’esotismo sanguinario del ’600. Sempre nello stesso anno si
registra un’altra edizione veneziana: una ristampa della precedente (con alcune
soppressioni, fra cui la lettera in latino di Eureta alla lucerna) senza stampatore,
che deve essere però lo stesso Sarsina, ai cui tipi si deve anche la successiva,
datata 1628, in cui Pona aggiunge la Messalina, con frontespizio e numerazione
autonoma, dedicandola a Franceso Loredan, ovviamente per accattivarsene e
garantirsene la protezione. Non resta invece traccia di un’ulteriore edizione, del
1629, menzionata da G. B. Passano. La storia della stampa della Lucerna sembra
segnare una battuta d’arresto con l’edizione di Parigi 1633 – ma probabilmente Venezia, (Sarsina?) – in cui viene ripubblicato il testo della prima edizione, cioè
della Lucerna minor, con tagli e soppressioni. L’ultima fase di questa complessa
vicenda variantistica va dal 1630 al 1655, anni in cui si nota un progressivo distacco
del Pona da tematiche non canoniche e una sorta di rammarico per la fortuna
di questa sua opera. In particolare dal ’45 al ’55 l’autore si dedica a scritti di natura
confessionale e devota, così come l’amico Loredan, forse per una sorta di senile
esigenza di meditazione religiosa, forse però anche, come «misura cautelare nei
confronti di un passato compromettente» e, in questo clima di ripensamento compone
L’Antilucerna: sconfessione dell’audace dialogo giovanile tra la lucerna ed
Eureta, in cui è facile riconoscere l’autore stesso e le sue intemperanze giovanili
(non dimentichiamo il clima di libertinismo veneziano e il fiorire di testi audaci tra
il ’20 e il ’40), edita nel 1648 presso Francesco Rossi, a Verona.
Stefania Buccini, Le edizioni seicentesche de La Lucerna di Francesco Pona,
www.rivistesinestesie.it.
€ 1.600,00
|