23. AURELIO DI GENNARO GIUSEPPE, Della famiglia
Bologna, Giuseppe Longhi, 1735. In 4°, [40], 152 p., [2] c. di tav. calcogr. di cui 1 ripiegata.
Antiporta calcografica da incisione di Bartolomeo De Grado su disegno di Antonio Fumo (di
De Grado anche l’incisione della tav. geneal. ripieg.). Frontespizio a caratteri rossi e neri;
testatina e iniziale figurata tutte calcografiche. Legatura in pergamena rigida con dorso arrotondato
e indicazione del titolo a inchiostro rosso.
Bella edizione illustrata dedicata da Giuseppe Aurelio di Gennaro a Michele Imperiale avente come oggetto la storia della famiglia Montalto, famiglia originaria di Napoli che ebbe svariati contatti con la Sicilia grazie ad
esempio a: Riccardo, il primo ad ottenere la baronia di Buccheri; Giordano, anch’egli barone di Buccheri; Giovannuzzo, valoroso cavaliere al tempo del re Federico III; Giovanni, straricoto di Messina. Tale famiglia vanta altre personalità illustri del calibro di cavaliere gerosolmitani, gran siniscalchi del regno e maestri razionali della zecca. Esemplare in perfette condizioni con le calcografie assai fresche. Le ultime pagine presentano macchie di umidità.
€ 1.400,00
24. BARATELLI FLAMINIO, Memorie sulla condotta politica e militare tenuta da
Gioacchino Murat
Senza luogo di stampa, 1815. In 8°, 3 c.n.n., 197 p., 1 p.n.n. Elegante legatura in cuoio verde
con cornice floreale che delimita i bordi dei piatti, dorso arrotondato con nervi e tasselli falsi
e fiori ed urne impresse in oro. Contropiatti in carta marmorizzata. Nel frontespizio timbro
d’appartenenza della famiglia Attems.
Il Melzi (Dizionario II p. 187) attribuisce l’opera al ferrarese Flaminio Baratelli.
Il Baratelli (1776-1847) legato al governo napoleonico ed in seguito filoaustriaco,
ebbe per tutto il corso della vita delle oscure traversie legate alla sua attività
di amministratore pubblico. Il rarissimo libello, in forma epistolare e basato sulle
esperienze dirette militari dell’autore, sarebbe stato scritto, secondo A. Berselli
(DBI, p. 780-782), con l’intento di dimostrare che il «solo scopo del Murat era
stato quello di servire la causa del Bonaparte sotto la maschera di alleato di casa
d’Austria». Esemplare in buone condizioni conservative.
€1.200,00
25. BAUDOIN SIMONE RENÉ DE, Exercice de l’infanterie francoise
Parigi, senza tipografo, 1757. In folio, 2 c.n.n., 63 tavole all’acquaforte, 16 p., 2 p.n.n. Frontespizio
illustrato. Legatura con dorso in cuoio e piatti in carta marmorizzata come i contropiatti.
Splendido libro illustrato da parte del Baudouin “colonel d’infanterie, chevalier
de l’ordre royal et militaire de St. Louis”. Esemplare con pagine che presentano
ampi margini, carta spessa.
Cohen-de Ricci 121-Colas 245.
€ 7.500,00
26. BEMBO PIETRO, Rime di monsignor P. Bembo
Venezia, Bartolomeo Imperatore, 1547. In 8°, 56 c. Marca del tipografo Imperatore (V 268) sul
frontespizio. Elegante legatura in cuoio con unghie dorate, dorso arrotondato con quattro
nervi in rilievo e decorazioni floreali impresse in oro.
Importante edizione (non la prima) delle Rime del Bembo edite dall’editore che
stamperà anche la seconda edizione delle Prose della volgare lingua. Letterato
veneziano tra i più illustri dell’epoca, il Bembo, sin dall’infanzia al seguito del
padre, importante uomo politico, ebbe modo di conoscere le principali città italiane.
A Ferrara, dal 1497 iniziò la stesura de Gli Asolani, opera che sarà pubblicata
da Manuzio nel 1505. Per lo stesso editore, già negli anni 1501-02 aveva
curato le edizioni delle rime del Petrarca e la Commedia di Dante. Dal 1499 al
1506 numerosi ma vani furono i suoi tentativi di ricevere incarichi pubblici. Nel
1506 lasciò Venezia e si recò ad Urbino, dove dimorò sei anni. Negli ultimi anni
di questo soggiorno si dedicò alla composizione delle Prose della volgar lingua,
che sarebbero state pubblicate nel 1525 a Venezia. Risale al 1513, anno in cui fu
nominato insieme a Iacopo Sadoleto segretario ai Brevi, l’epistola De imitatione.
Il 1530 vede l’edizione complessiva delle sue opere volgari (tra cui le Rime) e
latine e la sua nomina, da parte della signoria di Venezia, a bibliotecario della
Libreria Nicena (ora Marciana) e storiografo ufficiale della Repubblica per la
quale compose i Rerum Venetarum historiae libri XII (1487-1513), che in seguito
volgarizzò. Eletto cardinale nel 1539 da Paolo III, fu vescovo di Gubbio e
Bergamo. Autore di eleganti carmi latini, affida il suo nome anche ad un importante
epistolario in latino e in volgare. Esemplare con pagine macchiate dall’umidità.
Dionisotti 1966: VIII, 133-51; LUI 1968-81: III, 64; LIE Autori 1982-91: I, 226-27;
Cian 1982; Santangelo 1986: I 255-69; Gensini 1996: 88-90; Della Casa 1997;
Lazard 1998: 330-32; Bonomi 1998c: 20-28.
€ 2.000,00
27. BIANCARDI BASTIANI, 1)-Le vite de’ Re di Napoli 2)-Continuazione delle vite ...
Sebastiano Biancardi (1739)
Venezia, Francesco Pitteri, 1737. In 4°, 6 c.n.n., 475 p.; 3 c.n.n., XLVI p. Frontepsizio con
emblema silografato, testatine ed iniziali silografate. 31 incisioni in rame in corrispondenza
delle vite di Guglielmo (p. 47), Enrico VI (p. 53), Federico II (p. 61), Corrado (p. 89), Manfredi
(p. 99), Carlo I (p. 123), Carlo II (p. 149), Roberto (p. 161), Giovanna I (p. 173) fino al 31 re
di Napoli ossia Carlo di Borbone (p. 451).
Bella edizione curata dall’irrequieto Bastian Biancardi celebre scrittore napoletano
(Napoli 1679-Venezia 1741), fuggito da Napoli a Venezia sotto il falso nome
di Domenico Lalli. Esemplare in buone condizioni anche se presenta la legatura
allentata e qualche foro da tarlo.
€ 1.400,00
28. BIONDO FLAVIO, 1)-Blondi Flauii Forliuiensis De Roma instaurata 2)-Blondi Flavii
Forliviensis De Roma triumphante libri decem 3)-Blondi Flavii Foroiuliensis
Historiarum de inclinatione Romanorum. Con Abbreviatio Pii Pont. Max supra
Decades Blondi
1-(Impressum Venetiis: per G., 1510. Cal. Iulias). In folio, [3], CXXXXVI, [1] c.
2-(Venetiis: a Philippo Pincio Mantuano, 1511 die VII Mai) In folio, [6], CXXXIII, [1] c.
3-Impressarum Venetiis Thomam Alexandrinum anno Salutis MCCCCLXXXIIII (1484) Kalendis Julii (Tommaso De’ Blavi). In folio, legatura moderna in stile monastico.
Flavio Biondo (in latino Flavius Blondus) è stato uno storico ed umanista del
Rinascimento italiano. Fu il primo a coniare il termine Medio Evo e uno dei primi
ad occuparsi degli studi antiquari, precursori dell’archeologia. Nato nel 1392 nella
città di Forlì, in Romagna, ebbe un’ottima istruzione fin da giovanissimo. Si spostò
a Roma nel 1433 dove venne nominato alla segreteria papale nel 1444 e dove
iniziò la sua attività di scrittore. Fu segretario di Papa Eugenio IV, Niccolò V,
Callisto III e Pio II (Piccolomini). Biondo pubblicò tre guide documentate e sistematiche
alle rovine dell’antica Roma, che gli diedero la fama di essere il primo
degli archeologi. Ai suoi tempi si era in gran parte persa a Roma la memoria dell’identità
degli antichi edifici di cui ancora emergevano le rovine. Quando nel 1430
Poggio Bracciolini scalò il Campidoglio vide intorno soltanto distese di campi
abbandonati: il Foro Romano era abitato dai maiali e cresceva liberamente la vegetazione.
Flavio Biondo e i suoi colleghi umanisti come Leon Battista Alberti cominciarono
ad occuparsi dell’architettura, della topografia e della storia di Roma antica,
sia documentandosi sulle fonti degli autori classici, sia esplorando ed esaminando
i resti antichi. Il primo lavoro di Biondo, pubblicato in tre volumi tra il 1444
e il 1446, fu il De Roma instaurata (“Roma restaurata”), una ricostruzione della
topografia romana antica basata sui resti allora visibili, che fornisce anche una lista
di chiese e cappelle. Nel 1459 pubblicò quindi il popolare De Roma triumphante
(“I trionfi di Roma”), che narra la storia della Roma pagana come modello per le
attività di governo e militari contemporanee. Il libro ebbe grande influenza nel fare
rivivere ai romani il patriottismo ed il rispetto per la Roma antica e nel presentare
il papato come la continuazione dell’impero romano.I più importanti lavori di
Biondo in campo storico furono l’“Italia illustrata”, scritto tra il 1448 e il 1458 e
pubblicato nel 1474, e l’Historiarum ab inclinatione Romanorum imperii decades
(“Le decadi storiche dal declino dell’impero romano”), scritto tra il 1439 e il 1453
e pubblicato il 1483. L’“Italia illustrata” è un libro di geografia, basata sui viaggi
personali dell’autore, e di storia delle allora diciotto provincie italiane. La storia inizia
con la Repubblica Romana e l’Impero Romano, attraversa 400 anni di invasioni
barbariche e propone un’analisi di Carlomagno e degli imperatori del Sacro
Romano Impero successivi. La maggiore opera di Biondo fu l’Historiarum, in ben
32 libri, una storia dell’Europa dalla prima presa di Roma nel 410 all’epoca dell’autore,
nel 1442. L’opera utilizza solo fonti primarie e accertate e introduce il concetto
di Medio Evo, che copre l’intero periodo dalla caduta dell’impero romano
fino ai tempi dell’autore.
€ 12.000,00
29. BOCCACCIO GIOVANNI, Genealogie Johannis Boccacii cum micantissimis Arborum
Effigiacionibus Cuiusque Gentilis Dei Progeniem non tam Aperte q Summatim
Declarantibus ...
Parigi, Dionisio Roche-Lodovico Hornken, 1511. In folio (mm 312 x 228), a4 b-t8 v10; CLXII
fogli. Frontespizio con caratteri rossi e neri e marca tipografica silografata al centro. Iniziali
silografate con 13 immagini di rami genealogici tutte a piena pagina. Nel foglio di guardia
anteriore ex libris Carlo Cosmi e nel contropiatto anteriore lunga scheda descrittiva dell’esemplare
con la riproposizione delle note descrittive di un catalogo di Breslauer et Meyer di
Berlino del 1898 (n. 24). Nel frontespizio vi sono note di studio in inchiostro rosso che riportano
delle descrizioni contenutistiche. Legatura novecentesca in mezza pelle.
Prima edizione francese del 1511 del capolavoro della erudizione di Giovanni
Boccaccio a cura di Dionisio Roche e Lodovico Hornken. Le Genealogie deorum
gentilium furono composte in una prima stesura, comprendente tredici libri, tra
il 1350 e il 1359, e successivamente ampliate con due libri (XIV e XV) prima del
1367; ma anche in seguito il Boccaccio continuò a lavorare all’opera, senza giungere a dargli l’ultima mano. Unito alle Genealogie vi è il trattatello De montibus,
silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus et de nominibus
maris. Esemplare in buone condizioni conservative con il frontespizio rinforzato
ed immagini assai fresche.
Attilio Hortis, Studj sulle opere latine del Boccaccio, Trieste, Libreria Julius
Dase, 1879, p. 782-783; Ernest H. Wilkins, The Genealogy of the Genealogical
Trees of the “Genealogia Deorum”, Modern Philology, Vol. 23, No. 1 (Aug.,
1925), p. 61-65.
€ 5.500,00
30. BOSA EUGENIO, Crieurs et autres costumes populaires de Venice
Venezia, Pietro e Giuseppe Vallardi, 1835. In 4°. Frontespizio con vignetta e 24 tavole numerate
1 a 24 che illustrano mestieri ambulanti e scenette popolari. Legatura coeva in pergamena
con titolo e vignetta con gondola impressa nel piatto anteriore.
Rarissima collezione, prima tiratura impressa dall’autore in Venezia. Il Colas (I-
137) indica soltanto il frontespizio e 6 tavole; Lipperheide (n. 1332) indica una
edizione con titolo in francese ed impressa dai fratelli Vallardi a Milano e
Venezia. Esemplare di notevole bellezza con margini assai ampi. Eugenio Bosa
nasce a Venezia il 15 settembre 1807, forma la sua cultura artistica nella bottega
del padre Antonio, scultore bassanese. A 20 anni produce una serie di giganteschi
busti di soggetto mitologico per la villa Sabbatini di Udine e altre statue di
ispirazione neoclassica. A partire dagli anni Trenta inizia un’autonoma attività di
pittore e disegnatore; le sue serie di “Costumi di Trieste” e “Costumi Popolari
Veneziani” trovano il favore del pubblico e le sue produzioni di genere gli
danno abbondante lavoro e fama. Espone acquerelli e disegni sotto le Procuratie
di San Marco offrendo ai turisti nel suo studio un catalogo di modelli e bozzetti
personalizzabili a richiesta, come si deduce dalle note a margine di alcuni fogli
oggi conservati al Museo Correr. La sua pittura di genere rappresenta scene
popolari sullo sfondo di una città povera e rassegnata; collezionisti italiani e capi
di Stato stranieri si rivolgono a lui per un ricordo del folklore veneziano. Dietro
questa sua pittura commerciale, curata nella forma di pulitissimi quadretti su
carta, appare la perseverante ricerca e lo studio di nuovi soggetti reali. Il pittore
si dichiara in uno dei suoi schizzi ritraendosi mentre va a trovare i suoi modelli
per le strade della città; li riprende in minuscoli disegni, in velocissime istantanee
quasi fotografiche: dettagli di mani che chiedono, occhi che piangono,
donne infreddolite, bambini che dormono per terra, marinai senza lavoro, ragazzi
cenciosi. Gli schizzi del Bosa si possono considerare veri e propri fotogrammi
delle condizioni sociali della città. Dopo il 1848 si ritira dall’attività. Muore a
Venezia nel 1875.
€ 3.300,00
31. BOSCHINI MARCO, L’arcipelago con tutte le isole, scogli secche e bassi fondi
Venezia, Francesco Nicolini, 1658. In 4°, 5 c.n.n., 101 c.n., 3 tavole fuori testo e 46 incisioni
calcografiche. Antiporta illustrata con stemma dei Farnese. Nella voce riservata ad arcipelago
e all’isola di Candia mancano le illustrazioni. Legatura coeva in pergamena rigida. Timbro in
inchiostro nero nel frontespizio.
Prima e rarissima edizione di uno dei maggiori libri illustrati veneziani di argomento
“marinaresco”. L’autore Boschini Marco fu scrittore d’arte, pittore ed incisore
italiano (Venezia 1613-1678 o 1704). La sua opera principale è la Carta del
navegar pitoresco (1660), in dialetto veneziano, dedicata all’arciduca Leopoldo
Guglielmo e scritta in quartine rimate. A Boschini si devono anche la prima vera
guida artistica di Venezia, le Ricche miniere della pittura veneziana (1674), e
una guida di Vicenza (Gioielli pittoreschi della virtuosa città di Vicenza, 1676).
Apprezzato incisore e cartografo, nulla rimane della sua attività pittorica. Il presente
volume è dedicato al principe Alessandro Farnese. Esemplare con illustrazioni
in perfette condizioni. Una bruciatura nel foglio di guardia anteriore e note cancellate in inchiostro rosso.
BLC v. 38, p. 279; BN v. 16, col. 615.
€ 24.000,00
32. BRACCIOLINI FRANCESCO ET ALII, Quattro elegantissime egloghe rusticali
Venezia, Paolo Colombari, 1760. In 8°, 70, 2 p.n.n., 4 illustrazioni calcografiche a piena pagina
incise da Antonio Baratti su disegno di Pietro Antonio Novelli, la 4 incisa da Francesco
Bartolozzi. Legatura in pergamena su piatti in cartone rigido.
Edizione originale di questa raccolta curata con ogni probabilità da Daniele
Farsetti. Essa comprende: Il Moreto d’autore incerto, ma attribuita a Gasparo
Gozzi (1713-1786); Il Batino di Francesco Bracciolini (1566-1645); Celeo e l’Orto
di Bernardino Baldi (1553-1617); Pane di Marco Aurelio Olimpio Nemesiano nel
volgarizzamento di Tommaso Giuseppe Farsetti. La prefazione in versi ricorda
che l’edizione uscì sotto gli auspici dell’Accademia veneziana dei Granelleschi, di
cui facevano parte, oltre al Farsetti (il Cognito), anche il Gozzi (il Solitario).
Questa Accademia fece «cotanto felicemente rifiorire la Bernesca poesia da contendere
la principale lode à padri e maestri di essa... Che a tanta perfezione in
questo genere di poesia arrivassero... ad evidenza lo prova... il Volume intitolato
Quattro Egloghe Rusticali...» (M. Maylender, Storia delle Accademie d’Italia,
Bologna, 1926-30, III, p. 118). Il Moreto è una pietanza che si ottiene pestando
nel mortaio aglio, cipolla, prezzemolo, menta ed altre erbe profumate insieme a
formaggio, olio ed aceto: si accompagna a pane appena sfornato. Il Batino è
dedicato alla macellazione del maiale, Cleo e l’Orto alla confezione della polenta
con burro e formaggio, Pane (cioè il dio Pan) al vino. Il Bracciolini nativo di
Pistoia (1566\1645), visse a Milano e Roma: fu segretario del cardinale Federico
Borromeo e di Maffeo Barberini futuro papa Urbano VIII. Fu autore di tragedie,
di pastorali, di poemi di imitazione tassesca. Con lo Scherno degli dèi, la cui
prima parte in 14 libri fu edita nel 1618 (la seconda, in sei libri, nel 1626) contese a Tassoni la primogenitura sul poema eroicomico. Bracciolini fu scrittore antibarocchista
per indole e per educazione. Nelle sue composizioni si insinua un
gusto novellistico gradevole. Bernardino Baldi nato a Urbino nel 1553 (morì nel
1617), visse a Padova, Milano, Roma, fu matematico, geografo e filosofo, il suo
classicismo deriva dalla buona preparazione umanistica che possedeva. Tradusse
i Fenomeni di Arato, Ero e Leandros di Museo. Conforme al petrarchismo è la raccolta
di liriche Il lauro (1600). Scrisse anche Sonetti romani (1590), e il poemetto
didascalico Nautica (1590) elegante ma artificioso. Eleganti e piene di echi teocritei,
virgiliani, oraziani, petrarcheschi ecc. le sue Egloghe (stampate a Venezia
nel 1590 da Franceschi), in cui si alternano endecasillabi sciolti e settenari, sul
tema degli amori pastorali, l’encomio dei signori, l’educazione alla modestia delle
fanciulle, le gare di canto, la descrizione delle costellazioni del cielo. In prosa
scrisse alcuni dialoghi, tra cui Il Tasso, ovvero della natura del verso volgare
(pubbl. 1847) e biografie di personaggi storici. Esemplare ben conservato.
Gamba, 2225. G. Morazzoni, Il libro illustrato veneziano del Settecento, Milano,
1943, p. 251; Gasparrini Leporace a cura di, Il libro illustrato nel Settecento a
Venezia, Catalogo della Mostra, Venezia, 1955, nr. 62; O. Bagnasco a cura di,
Catalogo del fondo italiano e latino delle opere di gastronomia sec. XIV-XIX,
B.IN.G., Sorengo, 1994, II, nr. 1584, p. 1377.
€ 950,00,00
33. BRANCA GIOVANNI, Manuale di architettura
Roma, Salvioni, 1718. In 8°, 6 c.n.n., 202 p., 6 c.n.n. L’opera si apre con un antiporta allegorica calcografica, segue un
frontespizio con caratteri rossi e neri. Iniziali figurate, testatine e piccole tavole tutte incise in rame. Legatura in pergamena rigida con sequenza di numeri nel piatto anteriore e posteriore.
I trattati di architettura del Seicento non sono paragonabili a quelli prodotti nei secoli precedenti, la cui fortuna critica è sempre viva e che vengono continuamente ristampati. Si tratta infatti per la maggior parte
di compilazioni e libretti divulgativi per una cerchia di fruitori anche non esperti. Questi volumi molto modesti, anche nelle dimensioni (si passa, infatti, dal formato quasi sempre in folio del trattato classico al formato in 8° o 12°), conobbero tuttavia anch’essi, come dimostrano le molteplici edizioni, una certa diffusione. La prima edizione del trattato del Branca vede la luce ad Ascoli nel 1629; altre edizioni vengono prodotte a Roma a partire dal 1718 e a Modena nel 1789.
Divisa in sei libri, l’opera doveva presentarsi, secondo Branca e anche a detta dello stampatore, come un “commentario portatile” dove poter trovare “regole generali per “meglio entrare nella lettura degli Autori gravi”. Appaiono in essa, infatti, tanto indicazioni su materiali e ordini architettonici, quanto precise formule matematiche e geometriche.
€ 1.600,00
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