12. Oracula metrica Iovis, Apollinis, Hecates, Serapidis, et aliorum deorum ac vatum tam virorum quam feminarum, a Ioanne Opsopoeo collecta. (Item) Astrampsychi
oneirocreticon a Ios. Scaligero digestum et castigatum. (Graece et latine)
(pubblicato con:) Oracula magica Zoroastris cum scholiis Plethonis et Pselli nunc primum
editi. E bibliotheca regia. Studio Johannis Opsopoei.
(pubblicato con:) Sibyllina oracula ex vett. codd. aucta, renovata, et notis illustrata a D.
Iohanne Opsopoeo Brettano, cum interpretatione latina Sebastiani Castalionis et indice.
Parigi, (Compagnia della Grande Nave), 1607. Un volume in 8° (mm 180 x 115) diviso in tre
parti ciascuna con proprio frontespizio e propria numerazione delle pagine, legatura dell’epoca
in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso e numerazione di vecchia
biblioteca; Prima parte: c. nn.1 (frontespizio degli Oracula metrica con la marca della
Compagnia della Grande Nave con sulle vele le iniziali dei tipografi associati e ai lati la scritta
Lutetia), pp. n. da VII a XXIIII (“Testimonia aliquot de oraculis graecorum” con titoli in latino
e testo in greco ), pp. n.114 (“Oracula vetera” con testo in greco e latino, “Astrampsychi
somniorum interpretatio” con testo in greco e latino, note per il lettore in latino), cc. nn. 3 (indice in latino dei nomi a cui sono attribuiti gli oracoli); Seconda parte: c. nn. 1 (frontespizio
degli Oracula magica con la marca della Compagnia della Grande Nave uguale a quella
della prima parte), pp. n. da 7 a 144 (“Testimonia”, “Fragmenta”, “Oracula magica”, “Plethonis
scholia”, “Pselli scholia”, testo in latino e greco, note al testo in latino); Terza parte: cc. nn. 8
(frontespizio dei Sibyllina oracula inciso da C. De Mallery con cornice e figure e in alto diversa
marca della Compagnia della Grande Nave, lettera dedicatoria in latino al consigliere
Aimerio datata settembre 1599, prefazione in latino al lettore, poesia in latino dedicata al curatore
I. Opsopoeus), pp. n. 524 (“De sibyllis et carminibus sibyllinis” di Onofrio Panvinio in
latino con 12 incisioni a mezza pagina numerate raffiguranti le Sibille, “Sibyllarum elogia et
testimonia” in greco e latino, prefazione di Marco Antimaco agli oracoli sibillini, “Sibyllina oracula”
in greco e latino e in libri otto, “Fragmenta”, “De inspectione” in latino e greco, altri
“Fragmenta” aggiunti, indice, altri “Fragmenta”), pp. n. 71 (note in latino del curatore I.
Opsopoeus), pp. nn. 2 (estratto in francese del privilegio di stampa).
Testi in greco e latino, caratteri romano e corsivo di differenti grandezze, graziose
e nitide incisioni raffiguranti 12 Sibille, iniziali illustrate e alcuni abbellimenti
tipografici. Alcune righe di commento manoscritte anticamente al foglio di guardia
anteriore, una firma antica cancellata al frontespizio della terza parte, alcuni
errori di numerazione delle pagine, rifilatura del margine superiore, lievi brunitura
e fioritura della carta, alcune macchie isolate, margine esterno delle ultime
decine di carte eroso senza mancanze di testo, legatura con alcune macchie e
mancanze: nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione.
Raccolta di Oracoli curata da Opsopoeus che insegnò nel Cinquecento ad
Heidelberg, tratti da molteplici scrittori dell’antichità con interpretazioni, commenti
e aggiunte. Questa seconda edizione del 1607 corrisponde nella numerazione
delle pagine e nei testi alla prima del 1599, sempre della Compagnia della
Grande Nave, anche se l’ordine delle tre parti, forse per errore tipografico, è
variato: Brunet descrive come prima parte i Sibyllina oracula, come seconda gli
Oracula metrica e come terza gli Oracula magica. Anche questa edizione risulta
presente in poche biblioteche italiane.
Brunet V, 370.
Dorbon-Ainé: Biblioteca esoterica. Paris, s.d., p. 354 (3319). SBN.
€ 1.800,00
13. Raccolta degl’indirizzi presentati a S.A.I. Il Principe Viceré dal clero del Regno
d’Italia
Milano, Giuseppe Masparo, 1811. In 8°, 2 parti: XII, 168 p.; 83 p. Legatura in mezzo cuoio ad
angoli con piatti in carta marmorizzata. Nel contropiatto anteriore stemma nobiliare non identificato.
Curioso libro con “indirizzi” e propositi e commenti inviati dai vescovi di Adria,
Ceneda, Bologna, Padova, Pavia ed altre città al Principe Viceré Eugenio di
Beauharnais. Esemplare con qualche macchia d’umidità.
€ 450,00
14. ACCADEMIA ETRUSCA, Saggi di dissertazioni accademiche ... nella nobile
Accademia Etrusca dell’antichissima Città di Cortona I-II
Roma, Pagliarini Mercanti-Librari, 1735. In 4°, 2 vol., vol. I: XVI, 228 p.; vol. II: XVI, 228 p.
Frontespizio con caratteri rossi e neri, vignetta calcografica come le iniziali figurate, testatine
animate e finalini con grottesche e le molte illustrazioni a piena pagina di argomento epigrafico,
numismatico, antiquario. Legatura con dorso in pergamena e piatti in carta marmorizzata.
Bellissimo esemplare appartenuto all’archivista triestino Costantino Cumano.
L’Accademia Etrusca di Cortona nasce nel 1727 per iniziativa di un gruppo di intellettuali
cortonesi che erano in rapporto con i settori più avanzati della cultura dell’epoca,
fin dall’inizio si propose gli scopi dell’approfondimento degli studi
archeologici e storici e della discussione della cultura “antiquaria”. Per conseguire
tali fini, ebbe come strumenti privilegiati il “Museo dell’Accademia Etrusca” che si
arricchì rapidamente con le molte donazioni e la “Biblioteca” al cui incremento
contribuì anche la “comunità” con diversi notevoli acquisti e con il deposito dei
materiali provenienti dalle “soppressioni”. Grazie a diverse nomine assai prestigiose e alla pubblicazione dei Saggi di dissertazioni che furono conosciuti ben presto
in gran parte dell’Europa, l’Accademia Etrusca acquistò grandissima rilevanza
e notorietà nel secolo XVIII, annoverando tra i suoi adepti e collaboratori i nomi
più prestigiosi, italiani e stranieri, del “secolo dei lumi”. Il primo volume presenta
12 dissertazioni di Giovanni Lami, Lodovico Bourguet, Simone Peruzzi ed altri
incentrate sull’alfabeto etrusco, sulle iscrizioni puniche, sulle medaglie maltesi; il
secondo volume presenta anch’esso 12 dissertazioni di Gregorio Redi, Antonio
Cocchi, Giusto Fontanini ed altri sui monumenti pelasgi, gli anfiteatri toscani, iscrizioni
di Tivoli. Esemplare in ottime condizioni con tavole assai fresche.
€ 1.200,00
15. AELIANO CLAUDIO, Cl. Aeliani sophistae varia historia ... cum versione Justi Vulteji ... et perpetuo commentario Jacobi Perizonii
Leida, Johannes du Vivie-Isaac Severus, 1701. In 8°, 33 c.n.n., 1018 p., 115 c.n.n. Antiporta
illustrata incisa in rame di natura allegorica con scene di avvenimenti storici descritti da
Aeliano. Frontespizio in carattere rosso e nero, caratteri latini e greci. Nel frontespizio ulteriore
vignetta con motto “ARS VSV, STVDIO SAPIENTIA CRESCIT”. Elegante legatura fiamminga
in pergamena con bellissima impressione in oro su entrambi i piatti che riproducono la dea
Atena con l’attributo della civetta e la scritta “HAGAE COMITIS” oltre a fregi decorativi.
Splendida edizione olandese delle opere storiche di Aeliano nell’interpretazione di
Jacobus Perizonius e di Justus Vulteus. Claudius Aelianus nacque a Preneste nel
170 d. C. (morì a Roma intorno al 235). Fu letterato e filosofo. Usò il greco per le
sue opere, prevalentemente di compilazione erudita. Rimane qualcosa del suo trattato
Della natura degli animali (17 libri) raccolta di curiosità, e la Vasta storia (14
libri) raccolta di fatti e detti di filosofi e letterati, importante per le numerose citazioni.
Le sue opere filosofiche sono andate perdute. Esemplare ben conservato.
€ 2.800,00
16. ALBERGHETTI SIGISMONDO, Il Direttore delle proiettioni orizontali ... per il miglior uso dell’artigliaria
Venezia, Antonio Pinelli, 1591. In 8°, 63 p., 1 p.n.n. Frontespizio illustrato calcografico e tavola
oblunga. Legatura in pergamena rigida, dorso arrotondato che riporta il titolo dell’opera in
pennarello.
Prima edizione di un curioso libretto scritto da Sigismondo Alberghetti, pubblico
fonditore della Repubblica di Venezia. L’opera è dedicata a Bortolo Erizzo.
Riccardi I, 14.
Esemplare in buone condizioni conservative.
€ 2.600,00
17. ALIGHIERI DANTE, Dante con l’espositioni di Christoforo Landino et d’Alessandro Vellutello
Venezia, (In Venetia: appresso Gio. Battista, & Gio. Bernardo Sessa, fratelli, 1596). In folio, 28
c.n.n., 163 p., 4 c.n.n., 164-392 p. Frontespizio con bellissimo ritratto di Dante, marca tipografica
riprodotta nella dedica al principe Guglielmo Gonzaga e in quella di Cristoforo Landino
alla Repubblica Fiorentina. Illustrazioni silografate per ciascun canto. Legatura coeva in pergamena
rigida, dorso arrotondato con targhetta in cuoio rosso con impresso in oro la scritta
“DANTE”.
Importante nuova impressione della edizione sessiana del 1544 curata da tre
giganti dell’umanesimo e del rinascimento.
Adams D 111; Mortimer 148.
€ 6.800,00
18. ARGOLI ANDREA, Ptolemaeus parvus in Genethliacis junctus Arabibus, auctore
Andrea Argolo D. Marci Serenissimo Annuente Senatu Equite, in Patavino Lyceo
Mathematicas scientias profitente
Lione, Joseph et Peter Vilort, 1652. In 8°, 4 c.n.n., 247 p. Frontespizio con vignetta silografata
oltre a finalini e diverse tabelle astronomiche. Legatura d’epoca in marocchino scuro con
dorso arrotondato, quattro nervi sporgenti e decorazioni floreali impresse in oro oltre all’indicazione
del titolo. Fogli di guardia con vari segni a penna e a lapis.
Prima edizione dell’importante opera composta dall’Argoli uscita nel 1652 sia a
Padova presso il Frambotti sia a Lione. Andrea Argoli (Tagliacozzo 1570-Padova
1657), dopo aver compiuto gli studi a Napoli, ottenne nel 1622 la cattedra di matematica
alla Sapienza, ma fu sostituito dal Castelli nel 1627 (forse per il manifestarsi
degli interessi astrologici). Nel 1632 fu invitato dalla Repubblica Serenissima a
ricoprire l’insegnamento di matematica nell’ateneo padovano. Sebbene tolemaico,
subì il fascino di Galileo, a favore del quale intendeva scrivere una replica contro
l’opera del Chiaramonti, poi mai redatta. Confidò a Micanzio di avere scritto un
‘Discorso’ sul sistema del mondo”, ma temeva pubblicandolo “d’incontrar mala
ventura”. Tale opera non è però mai stata pubblicata, né ritrovata, né se ne conosce
il contenuto. La presente opera, preceduta da una prefazione in cui si esalta
l’astrologia e si sostiene che essa non viola le leggi ecclesiastiche, conobbe numerose
ristampe che ne attestano il successo ed il valore nella diffusione dell’astrologia
nel XVII secolo. Edizione in ottimo stato conservativo.
Riccardi I/1°, col. 50; Bibl. Magica Casanatense 124; Caillet I, 53; non in
Rosenthal magica; Faggin, Palagio degl’incanti p. 18; Dizionario biografico degli
italiani, vol. 4, p. 132-134.
€ 2.800,00
19. ARISTOFANE, Aristofanis Comoediae undecim graece
et latine
Amsterdam, Thomas Fritsch, 1710. In folio, 6 c.n.n., 580 p.,
30 c.n.n., 324 p. Frontespizio in caratteri rossi e neri, vignetta
calcografica con Pegaso, iniziali silografate. Caratteri corsivi
ed epigrafici e greci. Legatura fiamminga della prima
metà del sec. XVIII in pergamena su piatti di cartone rigido,
decorato in oro e in piccola parte a freddo. Sui piatti doppia
riquadratura di filetti dorati con agli angoli della cornice
interna un ferro a tre rametti di ghiande. Al centro sono
impresse in oro le armi della città di Novio Magnum ossia
Nimega (cfr. Brockhaus, v. 13, p. 482). Dorso con sette cordoni
leggermente prolungati sui piatti, sottolineati da doppi
filetti dorati e con il ferro a tre rametti di ghiande al centro
degli scomparti; targetta in pelle rossa, con filetti dentellati
e i nomi dell’autore e del curatore a lettere capitali.
Importante e bella edizione delle commedie di
Aristofane curata da Ludolph Kuster con note di
Isaac Casaubon e dello Spanheim. Esemplare in
perfette condizioni conservative in strepitosa
legatura olandese coeva. Brunet I:453: “Cette belle édition, que recommandent ses notes savantes, a été
longtemps fort recherchée...; Dibdin pp. 299-300: “This excellent edition,
emphaticaly called “Editio Optima,” contains, for the first time, some new scholia
on the “Lysistrato;” some notes of Isaac Casaubon on the “Equites;” and of
Spanheim and Bentley on a few of the earlier plays. P. 299, note: “Ludolph
Kuster, the editor of this magnificent work...”
€ 12.000,00
20. ARISTOFANE, Comoediae undecim, è graeco in latinum, ad verbum, translatae;
Andrea Divo Iustinopolitano interprete ...
Venezia, (Jacopo Pocatela), 1538 (colophon: Venetiis apud D. Iacob a Burgofrancho
Papiensem, mense iunio. D.M.XXXVIII.). In 8° (mm 158 x 100), legatura coeva in piena pergamena
color avorio, dorso con due nervi e titolo manoscritto all’epoca, piatti con tracce di
lacci; cc. n. 260 (frontespizio architettonico con figure allegoriche e putti, la marca tipografica
con le iniziali IABF cimate da una croce sulla cui asta le lettere DP e sotto una stella, il
tutto racchiuso in uno scudo sostenuto da due putti, al verso i titoli in latino delle undici commedie:
Plutus, Ranae, Acharnes, Aves, Concionantes, Lysistrate, Nebulae, Equites, Vespae,
Pax, Sacra Cereris celebrantes; lettera dedicatoria in latino del traduttore Andrea Divo al cardinale
Alessandro Farnese, testo in latino delle commedie preceduto dall’argomento e dai personaggi,
colophon alla fine e marca tipografica al verso dell’ultima carta n. 260 con le iniziali
IABF cimate da una croce sulla cui asta le lettere DP e sotto una stella,racchiusa in uno
scudo retto da due figure femminili rappresentanti la Fede e la Speranza con motto latino
“Sustine et abstine” in alto e il corrispettivo greco in basso). Testo in latino, carattere corsivo,
iniziali silografiche ornate. Legatura con abrasioni al piatto anteriore che è parzialmente staccato
e con angolo superiore piegato, mancanze al dorso, frontespizio con mancanza al margine
inferiore in corrispondenza delle firme di appartenenza, alcune annotazioni cinquecentesche:
nel complesso esemplare con carta ancora fresca e carattere nitido.
L’editore e tipografo Jacopo Pocatela (noto anche con il nome latino di
Paucisdrapis) da Borgofranco, stampò a Pavia numerosi testi di diritto e di medicina
nell’ultimo decennio del Quattrocento e nei primi decenni del Cinquecento
finchè trasferì la sua tipografia a Venezia dove risulta attivo dal 1528 al 1539
dedicandosi alla letteratura volgare italiana e a quella greco-latina. Questa edizione
delle commedie del greco Aristofane, vissuto tra il 445 e il 385 circa a. C.,
nella classica versione latina di Andrea Divo da Capodistria, dotto nelle lettere
greche e latine e traduttore in latino dal greco di molte opere, avrà un discreto
successo e sarà ristampata a Basilea nel 1542 e 1552.
Ascarelli F., Menato M.: La tipografia del ’500 in Italia. Firenze, L.S. Olschki, 1989.
Brunet I, 456. Stancovich P.: Biografia degli uomini distinti dell’Istria. Trieste,
Gio. Marenigh, 1829. Non in Adams.
€ 3.000,00
21. ARNAULT ANTOINE VINCENT, Vie politique et militaire de Napoléon
Parigi, Emile Babeuf, 1822-1826. In folio, 2 vol., vol. I: 4 c.n.n., 136 p.; vol. II: 4 c.n.n., 173 p.
Sono presenti 133 planches litografate a tutta pagina con ampi margini. Legatura con dorso
in pelle a sei nervi e decorazione floreale impressa in oro e piatti in carta marmorizzata.
Prima edizione. Volume di estrema bellezza con pagine d’ampi margini e illustrazioni
assai fresche. Nei primi anni del periodo rivoluzionario divenne famoso
per le tragedie repubblicane quali Marius (1791) e Lucrèce (1792). La scena
politica allora imperante lo costrinse ad allontanarsi dalla Francia ma vi rientrò
nel 1793, rischiando la ghigliottina. Partecipò alle campagne napoleoniche in
Italia ed in Egitto manifestando sempre profonda ammirazione per l’imperatore:
questo gli valse la nomina di membro dell’Académie française (1799), responsabile
della pubblica istruzione e consigliere per l’insegnamento universitario. Con
il tracollo del regime politico napoleonico, Arnault si trovò in gravi difficoltà,
perdette tutte le cariche ricevute e fu costretto all’esilio in Belgio. Nel 1829 fu
riaccolto in Francia e riammesso all’Accademia; oltre alle tragedie, scrisse opere
di varia natura fra le quali Vie politique et militaire de Napoléon (1822) e la Nouvelle biographie des contemporains (1822-1825). Nel 1797, al seguito di
Napoleone, effettuò un viaggio in Italia: le descrizioni che ne derivarono non
sono di facile lettura risultando, a tratti, alquanto confuse. Durante il tour italiano
visitò città quali Lodi, Mantova, Verona, Venezia e giunse fino a Corfù in veste
di riorganizzatore del governo delle isole Ionie. Terminato l’incarico rientrò in
Italia, passando per Brindisi e, da qui, risalì la penisola. I suoi resoconti di viaggio
rivestono un mero interesse storico-documentario. Esemplare in perfette
condizioni.
Graesse I 225.
€ 13.500,00
22. AUDRAN GERARD ET ALII, Les Batailles d’Alexandre
Parigi, Goyton, 1674-1678. Legatura in mezza pelle con piatti in carta marmorizzata con scritta
nel dorso “Planches”. Questo nostro volume fa parte di una collezione di 79 illustrazioni di
soggetti differenti eseguiti, come si ricava dalla scheda descrittiva della BNF, da:
Silvestre, Israèl: 1621-1691 (Aquafortiste)
Lepautre, Pierre (Graveur): 1660-1744 (Aquafortiste)
Lepautre, Jean: 1618-1682 (Aquafortiste)
Edelinck, Jean: 1643-1680 (Graveur sur métal)
Edelinck, Gérard: 1640-1707 (Graveur sur métal)
Audran, Gérard: 1640-1703 (Aquafortiste)
Nolin, Jean Baptiste: 1657-1725 (Aquafortiste)
Châtillon, Louis de: 1639-1734 (Aquafortiste)
Chauveau, François: 1613-1676 (Aquafortiste)
Simonneau, Louis: 1654-1727 (Aquafortiste)
Dal sito www.mistral.culture.fr alla voce inerente a Charles Le Brun e al soggetto Draperie
(scheda n. 130) si legge questa nota nella sezione commento: Etude pour La Bataille
d’Arbelles (musée du Louvre, Inv. 2895). Le tableau fut gravé par Gérard Audran (cuivre à la
Chalcographie, n° 998). La bataille se déroula dans la plaine de Gaugamèles, près d’Arbelles.
Il s’agit de la dernière grande bataille d’Alexandre contre Darius. Le succès des Reines de
Perse - peint par Le Brun à la demande de Louis XIV, à Fontainebleau, en 1660-1661 - incite
l’artiste à entreprendre un grand cycle sur la vie d’Alexandre, il réalise plusieurs toiles entre
1665 et 1673. Le Cabinet des dessins du Louvre conserve plus de deux cents dessins relatifs
aux peintures de L’Histoire d’Alexandre, dont une cinquantaine pouvant concerner La Bataille
d’Arbelles. Etudes de draperie pour Alexandre; en haut, manteau agrafé sur l’épaule gauche;
au milieu, draperie servant de selle, posée sur le cheval d’Alexandre; en bas, probablement
un détail de la même draperie. En ce qui concerne le support de papier bleu, cf. n° 1806 (Inv.
29371). (Beauvais, Louvre, Inventaire général des dessins, Ecole française, Charles Le Brun,
1619-1690, tome I, 2000, n° 1782, p. 488; Atelier de Le Brun. Entré dans les collections royales
en 1690; paraphe de Jean Prioult (L. 2953) au verso; marque du musée (L. 1886).
Planches d’artista: Gerard Audran e Charles Le Brun
Siamo in presenza del secondo volume della prima edizione dei 23 tomi che formavano
la Collection d’estampes connue sous le nom de Cabinet du Roi (cfr.
Brunet I, p. 1442-1443: hanno un minore valore economico quelle stampate tra il
1727 e il 1743). Strepitoso e raro album di 15 illustrazioni a bulino e acquaforte
(cm 700 x 520 misurati alla battuta e cm 780 x 555 con i margini bianchi) avente
come soggetto le battaglie di Alessandro e copiate dall’Audran, dall’Edelink e dal
Picart, dal ciclo eseguito dal massimo pittore barocco Charles Le Brun (BNF:
Tableau faisant partie de la suite de Le Brun, les Batailles d’Alexandre réalisée
pour le Cabinet du Roi. L’origine première de la Chalcographie remonte à Louis
XIV. En 1667, Louis XIV décide, “afin d’encourager l’art de la gravure et d’en continuer
l’histoire”, de faire graver sur cuivre les événements militaires et culturels
importants de son règne et de faire reproduire les œuvres peintes ou sculptées
appartenant aux collections de la Couronne. En moins de vingt ans, plus de
300.000 livres sont consacrées à des recueils offerts à titre d’hommage ou mis à
la disposition des amateurs: le Carrousel de 1662; le Recueil des plantes gravées
par ordre du Roi, gravée d’après les miniatures de Nicolas Robert et décrite par
Denis Dodart, pour l’Académie des Sciences en 1670, les Plaisirs de l’Ile
enchantée (divertissements donnés par le Roi à Versailles) gravés par Lepautre.
À la mort de Colbert, le fonds comporte 1 337 planches gravées. Colbert tire
rapidement parti de ce soutien actif du roi à la gravure. En 1670, il fait réunir les
planches gravées en volumes agrémentés de descriptions pour les offrir aux
notables du royaume et aux ambassadeurs des cours étrangères, diffusant ainsi
l’image de la gloire du souverain. En 1679, afin de compenser des coûts trop
élevés, le ministre décide de la vente des tirages. C’est le début de la commercialisation
des gravures qui connaîtra un succès grandissant). Secondo la nostra
ipotesi, queste planches dell’Audran, dell’Edelink e del Picart furono riunite in un volume che presenta nell’angolo superiore destro della copertina il numero
di collocazione 16. Non si tratta però dell’esemplare presente nel Cabinet in
quanto nel dorso ci sarebbe dovuto essere la dicitura “Chateau du Versailles”.
Gérard II Audran (Lione 1640-Parigi 1703) è il più noto della famiglia di ornatisti,
incisori e disegnatori francesi attivi nel Sei-Settecento. Dopo essersi perfezionato
con Carlo Maratta e Ciro Ferri a Roma, passò a dirigere la scuola di incisione
della manifattura reale dei Gobelins. Le sue incisioni sono notevoli per la
forza e la nitidezza del segno. La maggior parte degli incisori del Settecento
adottarono la sua tecnica nell’uso del bulino.
€ 25.000,00
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