121. TOMMASINO FILIPPO, Vita et miracula S. Catharinae Senen triplici idiomate
Roma, 1608. In 4°, 33 tavole incise in rame compreso il frontespizio. Legatura in cuoio morbido.
Nei contropiatti sono presenti note manoscritte in inchiostro rosso sbiadito. Si legge la
voce “Quietanze”.
Bellissimo testo che illustra visivamente la vita e i miracoli della santa Caterina
da Siena. Ogni incisione è suddivisa in quattro riquadri. Nel primo si trova la raffigurazione,
segue il testo in latino, la traduzione in italiano e in spagnolo.
Esemplare in perfette condizioni conservative.
€ 4.950,00
122. VAIRO LEONARDO, De fascino libri tres in quibus omnes fascini species et causae
optima methodo describuntur ...
Parigi, Nicolas Chesneau, 1583. In 4°, 6 c.n.n., 275 p., 32 p.n.n. Frontespizio con marca che
reca il motto “CONCORDIA VIS NESCIA VINCI” oltre a testatine e iniziali silografate.
Importante prima edizione francese (vi saranno nell’ordine quella francese del
1583 – Parisiis, apud Nicolaum Chesneau, via Iacobea sub Quercu viridi – e
quella veneziana del 1589 per Aldo Manuzio-SBN-) di questo trattato, molto
curioso, incentrato sul tema del “fascino” e della meraviglia. L’autore, Leonardo
Vairo fu teologo e filosofo, vescovo di Pozzuoli dal 1587. Nacque a Benevento
nel 1523 e morì nel 1603. Esemplare in buone condizioni.
Thorndike, VI, 528: “Fascino denotes withcraft rather than fascination... In the
last chapter Vairo tratts of safeguards and amulets against the impostures and
illusions of the demons...”; Caillet, 10964; Graesse, Magica, 42.
€ 2.500,00
123. VALEGIO FRANCESCO, Nuova Raccolta di tutte le più illustri et famose città di tutto
il mondo
Venezia, Francesco Valegio (In Venetia cum privilegio Donato Rasicotti al ponte di Bare),
1595. In 8° oblungo (cm 13 x 17), titolo inciso, legatura seicentesca in vitello, tavole 315 di
mm 130 x 165. Frontespizio architettonico di notevole impatto visivo con le personificazioni
della Opulentia, Pax, Iustitia, Concordia, Obidientia e Communitas.
Splendida raccolta topografica cinquecentesca, di grande rarità con 315 vedute
e piante di città incise in rame, molte firmate dal Valegio, con grande chiarezza
e precisione. Molte delle vedute si ispirano alle tavole della Civitates Orbis
Terrarum del Braun & Hogenberg pubblicate a partire dal 1572. Raffigurano le
città principali d’Europa e alcune città in Africa e Asia. Tra le tavole, 51 sono le
vedute prospettiche o piante di città di tutta Italia (Roma antiqua, Roma, Venetia,
Napoli, Milano, Genova, Fiorenza, Lucca, Siena (2), Loreto, Rimini, Urbino,
Pesaro, Viterbo, Orvieto, Terracina, Mola, Velletri, Tivoli, Sulmona,
Aquapendente, Ancona, Perugia, Bologna, Ferrara, Parma, Reggio, Piacenza,
Pavia, Mantova, Cremona, Padova, Vicenza, Brescia, Verona, Bergamo, Lago di
Como, Udine, Palmanova, Treviso, Serravalle, Torino, Trento, Gallipoli, Palermo,
Messina, Catania, Trapani, Cagliari, Teramo, Chieti, Aquila, Ascoli) – vedi la
bibliografia del Cremonini –. Il nostro esemplare è interfoliato con 9 carte iniziali
e 61 carte finali che vengono utilizzate per incollare delle incisioni sciolte
nel nostro caso rafifguranti le città di Landeskron e Sitten.
Cremonini, L’Italia nelle vedute e carte, p. 40; Darlington & Howgego, n° 4.
P. a r.
124. VALERIO FLACCO CAIO, Argonauticon libri octo
Leida, Samuel Luchtmans, 1724. In 4°, 80 c.n.n., 750 p., 50 c.n.n. Bellissimo antiporta figurato
con ricchissimo fregio alle armi e satiri con al centro la poppa di una nave a remi, ritratto
di Petro Burmannus di cm. 35 x 25 ripiegato più volte, carta forte. Legatura d’epoca olandese
della prima metà del XVIII secolo in pergamena con suntuosa decorazione geometrica nei
piatti e al centro stemma gentilizio che raffigura un guerriero con libro circondato da putti e
motto “SIC ITUR AD ASTRA” (citazione tratta dal IX canto dell’Eneide di Virgilio). Dorso arrotondato
con sei nervi sporgenti, roselline e girali in oro e scritta del titolo e dell’autore in
inchiostro rosso. I piatti sono delimitati da una doppia cornice.
Bellissima edizione del capolavoro di Valerio Flacco. Lo stemma è attribuibile
alla famiglia De Croix come si può vedere nel volume dell’Herckenrode
(Nobiliaire des Pays-Bas... 1862-1865, II, p. 551-593). Esemplare in ottime condizioni
conservative.
Graesse VII 242; Schweiger 1100; Dibdin II 516.
€ 3.800,00
125. VALVASONE ERASMO, La Caccia ... ricorretta & di molte stanze ampliata con le
annotationi di M. Olimpio Marcucci
Bergamo, Comin Ventura, 1593. In 8°, 8 c.n.n., 124 c., 42 c.n.n. + 5 splendide tavole silografate
a piena pagina (illustrano scene di caccia); legatura ottocentesca in mezza pergamena con
angoli, tasselli bicolori, titolo in oro, doppio ex libris di Gino Sabattini e F. De Maria.
Seconda edizione, “rara quanto quella originale del 1591” di un famoso poema
della caccia con riferimenti politici. Ampliata di ben 95 ottave e dalle interessanti
note del Marcucci. Sono presenti sonetti di Angelo Grillo, Alessandro Midano
Fileremo, Gherardo Borgogni, Ercole Tasso, Nicolo Oddo, Torquato Tasso.
Esemplare in ottime condizioni.
Ceresoli, 547.
€ 2.000,00
126. VALVASONE ERASMO, La Caccia. Ricorretta e di molte Stanze ampliata con le annotazioni
di Olimpio Marcucci
Venezia, Francesco Bolzetta, 1602. In 8°, 4 c.n.n., 167 p., 5 tavole di ottima fattura incise a
piena pagina nel testo, frontespizio illustrato; legatura coeva in pergamena morbida, titolo calligrafico
sul dorso.
Ottima edizione a cura di Erasmo Valvasone che nacque a Valvasone [Friuli] nel
1523 e morì a Mantova nel 1593. Fu poeta in italiano. Tradusse la Tebaide di
Stazio (1570) e l’Elettra di Sofocle (1588). Scrisse due poemetti di ispirazione
controriformistica i cui toni erotico-religiosi sembrano preludere al barocchismo:
Le lagrime di santa Maria Maddalena (1586), Angeleida (1590). Edizione assai
rara “che sovente (afferma Ceresoli) fu posta in dubbio. I bibliografi che la citano
(Kreysing, Souhart, Ghidini ed altri) fanno riferimento all’unico esemplare
apparso in vendita, a Parigi, nel 1870 sul catalogo di Poitier ossia Catalogue des
livres rares et precieux, n. 552”. Esemplare ottimo con incisioni freschissime, di
prima tiratura, con ex libris di Gino Sabbatini, uno dei maggiori collezionisti di
ex-libris, e F. De Mattia. Legatura un po’ allentata.
€ 1.800,00
127. VANNI GIOVANNI FRANCESCO, Investigatio momentorum quibus gravia tendunt
deorsum
Roma, Domenico Antonio Ercole, 1693. In 8°, 110 p. Frontespizio con emblema dei Gesuiti,
illustrazioni matematiche silografate per tutto il testo. Legatura in pergamena morbida.
Prima e rarissima edizione (in Italia sono presenti solo tre esemplari censiti da
SBN) curata dal gesuita Giovanni Francesco Vanni (1638-1709) dedicata alla geometrica.
Si tratta dell’esemplare appartenente alla biblioteca privata di Pietro
Riccardi e prima ancora a Francesco Bianchini. Due sono le indicazioni che
avvalorano la nostra affermazione. La prima prova è fornita dalla presenza nel
contropiatto anteriore dell’ex libris Biblioteca Riccardi di Modena ossia di Pietro
Riccardi. La seconda, più stringente, proviene dalla voce su Giovanni Francesco
Vanni che il Riccardi gli dedica nel primo volume della sua Biblioteca
Matematica Italiana. Introducendo la scheda descrittiva dell’Investigatio egli
afferma: “Nell’esemplare da me posseduto vi ha la firma del matematico
Francesco Bianchini, cui fu donato dall’autore” (p. 583). Difatti nella parte inferiore
del frontespizio in inchiostro nero si legge la nota di possesso, in latino,
“ex dono Authoris accepit Fr. Blanchinus”. L’eccezionalità del nostro esemplare
quindi è ancora aumentata dalla nota di possesso di Francesco Bianchini (Verona, 13 dicembre 1662-Roma, 2 marzo 1729) astronomo, archeologo e storico
italiano. Studia presso i gesuiti a Bologna dal 1673 al 1680 e poi, dal 1680
al 1684, teologia, anatomia, botanica, matematica, fisica e astronomia
nell’Università di Padova. Qui si appassiona soprattutto di astronomia, sotto la
guida di Geminiano Montanari, e nel 1684 scopre la cometa che porta il suo
nome. Si trasferisce a Roma nel 1684, sotto la protezione del cardinale Ottoboni,
a studiare diritto per volontà del padre; si occuperà così, in qualche occasione,
di tutelare lo Stato pontificio nei conflitti con il Regno di Napoli e l’Impero.
Conosce Leibniz nel 1689; in quell’anno, durante le opere di scavo di un pozzo
presso Torre Annunziata, sono rinvenuti muri ed epigrafi che il Bianchini attribuisce
alla città di Pompei, della quale si era perduta ogni traccia e nel 1693, in
seguito a ulteriori scavi, l’ipotesi viene confermata. Custode della Biblioteca
Ottoboniana, inizia la stesura dell’Istoria universale che interrompe alla fine dell’impero
assiro; sembra che volesse renderla pubblica per acquisire titoli a un
concorso a primo custode della Biblioteca Vaticana che tuttavia non vincerà. La
morte dei padre nel 1698 lo richiama a Verona; nel lungo viaggio conosce
Antonio Magliabechi, Apostolo Zeno, Antonio Vallisneri e ha una corrispondenza
con Lodovico Antonio Muratori. Muore Alessandro VIII e nel maggio 1699 il
cardinale Albani viene eletto papa, assumendo il nome di Clemente XI. Suo estimatore
da anni, il papa lo nomina cameriere d’onore e segretario della
Congregazione del Calendario; nel 1701 gli commissiona la creazione di una
meridiana nella basilica di Santa Maria degli Angeli. La commissione incaricata
doveva verificare la validità della riforma gregoriana del calendario e determinare
con esattezza la data della Pasqua, da celebrare la prima domenica dopo il
plenilunio che segue l’equinozio di primavera. La meridiana viene inaugurata da
Clemente XI il 6 ottobre 1702: una linea di bronzo di 45 metri che si stende sul
pavimento della crociera della basilica romana di santa Maria degli Angeli; a
destra della linea sono rappresentati i segni zodiacali delle costellazioni estive e
autunnali; a sinistra quelli delle costellazioni primaverili e invernali, alle due
estremità sono i segni delle costellazioni del Cancro e del Capricorno. Su di essa
il sole proietta la luce attraverso un foro “eliottrico” di alcuni centimetri, all’altezza
di venti metri sulla parete volta a mezzogiorno. Nel 1703 è presidente delle
antichità di Roma. Gli scavi da lui diretti nel 1705 sull’Aventino portano alla scoperta
di un planisfero egizio del III secolo d C.; anni dopo, gli scavi sul Palatino
portano alla luce la Domus Flavia e si scopre il colombario degli schiavi e dei
liberti di Livia sulla via Appia. Studia l’atlante farnesiano, il più antico degli antichi
globi celesti conosciuti e ne stabilisce la data al II secolo d.C. Progetta un
museo d’antichità sacra che non sarà però realizzato. Alla fine del 1704 il
Muratori lo nomina, senza interpellarlo, presidente della Repubblica letteraria
d’Italia. Il Bianchini reagisce duramente, rifiutando la carica e rompendo definitivamente
i rapporti col Muratori. Si è detto che il Bianchini, scienziato cosmopolita,
considerasse espressione di grettezza ogni manifestazione puramente
nazionale. In realtà il Bianchini era, oltre che un eminente scienziato, anche un
impiegato pontificio, conservatore e clericale, che guardava con diffidenza a iniziative,
pur molto moderate come quella dell’abate Muratori, sospette di creare
difficoltà allo Stato pontificio. Così giudicò negativamente anche il Giornale de’ Letterati e, in veste di qualificatore del Sant’Uffizio, l’edizione di Benedetto
Bacchini del Liber pontificalis del vescono ravennate Andrea Agnello, oltre a
condannare apertamente come sediziosa l’Istoria civile del Regno di Napoli di
Pietro Giannone. Nel 1705 è membro dell’Accademia delle Scienze di Parigi;
l’anno dopo, per primo in Europa, rifà gli esperimenti newtoniani di rifrazione
prismatica della luce, riferendo allo stesso Newton la conferma delle sue esperienze.
Nel 1712 il Bianchini è incaricato di consegnare a Parigi la berretta cardinalizia
ad Armand de Rohan. Visita anche il Belgio, l’Olanda e, nel 1713,
l’Inghilterra, dove diviene membro dell’Accademia reale di Londra e conosce
Swift, Halley e soprattutto Newton. A Roma nel 1713, studia la determinazione
di una linea meridiana dal Tirreno all’Adriatico: i risultati saranno resi noti dopo
la sua morte e si dimostrarono poco esatti. Muore di idropisia nel 1729 e viene
sepolto nella basilica di santa Maria Maggiore. Pietro Riccardi, assieme a Guglielmo Libri e Baldassarre Boncompagni, si distinse
per una vastissima biblioteca matematica, composta di più di 6000 volumi e
puntualmente dispersa alla sua morte. Laureato nel 1848, e poi ancora nel 1849
essendo stato invalidato il primo titolo conseguito durante il governo provvisorio,
i suoi sentimenti liberali gli valsero prima l’espulsione dall’Istituto dei Cadetti
matematici dove studiava, e poi un mite ma fermo ostracismo dalle cariche pubbliche.
Nel 1859, dopo l’annessione del ducato di Modena al Regno di Sardegna,
venne nominato professore di geodesia alla locale università, dove rimase fino
alla sua morte, coniugando i suoi interessi per la geodesia con quelli per la storia
della matematica. Il nome di Riccardi è comunque legato soprattutto alla
compilazione della Biblioteca Matematica Italiana, e alla parallela cura della
biblioteca ereditata dal padre e continuamente accresciuta. L’opera si compone
di due parti. Nella prima sono minuziosamente descritte le opere a stampa di
autori italiani dalle origini a Lagrange, disposte in ordine alfabetico secondo l’autore,
o il titolo se l’opera è anonima. Per ogni autore sono anche indicati sommariamente
la principali fonti biografiche. A questa parte si devono aggiungere
sette serie di correzioni e aggiunte, le prime sei stampate dallo stesso Riccardi
tra il 1878 e il 1893, l’ultima uscita postuma, a cura di Ettore Bortolotti, in occasione
del centenario della nascita. La seconda parte, dopo una premessa statistica
sulla distribuzione temporale dei matematici italiani nel periodo considerato,
contiene una classificazione per materie delle opere riportate nella prima parte.
Se questa sezione è decisamente superata, la prima parte è stata ed è tuttora un
ausilio indispensabile per gli studiosi di storia della matematica e per i bibliofili,
grazie alla straordinaria completezza e alla precisione delle indicazioni bibliografiche.
Sono pochissime le opere o le edizioni non riportate dalla Biblioteca,
al punto che l’indicazione sconosciuto a Riccardi testimonia l’assoluta rarità di
un’opera. Bisogna però avvertire che la Biblioteca non riporta opere di autori
che siano sopravvissuti a Lagrange, anche se pubblicate prima della morte di
questi. Riccardi aveva progettato anche di prolungare la sua Bibliografia agli
scritti matematici dell’Ottocento, ma il progetto non fu mai realizzato. Un Saggio
di una Bibliografia Euclidea, comprendente sia le edizioni a stampa che i manoscritti,
fu pubblicato in cinque parti dal 1887 al 1893 (Bologna, Tipografia
Gamberini e Parmeggiani), senza però raggiungere la completezza della
Biblioteca Matematica Italiana.
F. Cavani, Della vita e delle opere del Prof. Ing. Pietro Riccardi, Bologna, Soc.
Tipografica già Compositori, 1899; Pietro Riccardi (1828-1898) e la storiografia
della matematiche in Italia. Atti del convegno, a cura di F. Barbieri e F. Cattelani
Degani, Univ. degli Studi di Modena, 1989.
ESEMPLARE DELLA BIBLIOTECA DI FRANCESCO BACCHINI E DEL MATEMATICO PIETRO RICCARDI
€ 15.000,00
128. VASARI GIORGIO, Delle vite de più eccellenti pittori scultori
Bologna, Manolessi, 1663-1681. In 4°, 3 tomi, tomo I (1681): 8 c.n.n., 432 p.; tomo II (1663):
543 p.; tomo III (1663): 22 c.n.n., 407 p., 67 c.n.n. Ogni volume presenta ritratti silografati dei
pittori studiati. Legatura d’epoca olandese con decorazioni floreali impresse a secco nei piatti. In tutti i tomi (tranne nel contropiatto posteriore del II tomo) compare l’emblema con motto
“VIRTVS TVTISSIMA PIETAS HOMINI”.
Raccolta delle Vite del
Vasari assemblata con edizioni
di differenti anni. I
primi due volumi che corrispondono
alla parte
terza-primo volume e alla
parte terza-secondo volume
sono stampati dal
Dozza nel 1663 (manca il
primo volume che aveva
edito nel 1643). Per completare
la collezione il proprietario
vi ha legato l’edizione
Manolesso del 1681.
L’emblema presenta il
motto e la raffigurazione di
una cicogna che nutre il proprio piccolo utilizzato tra gli altri dall’editore Martin
Nucio (vedi: La vida de Lazarillo de Tormes y de sus fortunas y adversidades.
En Anvers: en casa de Martin Nucio, 1554-55) e da Giovanni Antonio Bertano.
Nel tomo I accanto all’emblema a matita è scritto “Segoing?”. Negli angoli superiori
del contropiatto anteriore dei tre tomi vi doveva esserci un etichetta con
nota “ex libris ...”. Il possessore potrebbe essere stato il famoso studioso e collezionista
d’emblemi Charles Segoing autore de Le Grand Armorial Universel
(1679?). Scorrendo però il catalogo di vendita di Bergé del 13-12-2006 alla scheda
n. 440 compare la descrizione di questo emblema che viene riferito a
Emmanuel Schelstraete, prefetto della Biblioteca Vaticana dal 1683 al 1692 (cfr.:
Toon van Houdt, Emmanuel Schelstraete: kerkhistoricus en prefect van de
Vaticaanse bibliotheek (1683-1692), in: Trajecta. Tijdschrift voor de geschiedenis
van het katholiek leven in de Nederlanden, 6.1 (1997), p. 19-33; Ceyssens,
Lucien La correspondance d’Emmanuel Schelstraete, préfet de la bibliothèque
vaticane (1683-1692), IHBR, 1949).
€ 6.500,00
129. VERNET CHARLES, Tableaux Historiques des campagnes d’Italie depuis l’an IV
jusqu’à la Bataille de Marengo; suivis du Précis des opérations de l’Armée
d’Orient des détails sur les cérémonies du sacre, des Bulletins officiels de la
Grande Armée et de l’Armée d’Italie dans tout le cours de la dernière guerre
d’Allemagne, jusqu’à la paix de Presbourg
Paris, Auber, 1806. In folio, rembotage alla legatura originale che presente piatti decorati da
5 cornici geometriche e floreali impresse in oro e a secco, dorso arrotondato e decorato, tagli
spruzzati e contropiatti in carta marmorizzata. L’esemplare presenta un occhietto, frontespizio,
pp. n. X (contenenti l’introduzione ed una vignetta), n. 136 (ma in realtà 132 per numerazione
errata), 63, 24; 1 grande tavola a piena pagina con Napoleone a cavallo; 1 bella carta
geografica dell’Italia a doppia pagina; 1 tavola con i ritratti di Napoleone e Josephine; 1 tavola
su doppia pagina della battaglia di Austerlitz; 28 bellissime tavole su una pagina di battaglie
principalmente in Italia, ed alcune in Egitto e Germania sui disegni del Vernet ed incise
da Bosq, de Launay, Masquelier ecc.
Prima edizione di questa bellissima raccolta di battaglie napoleoniche eseguite da
Charles Vernet (1758-1836) che comprende le campagnie d’Italia, di Germania ed
Egitto con le magnifiche tavole incise finemente in rame, tra le quali: Millesimo,
Mondovì, Lodi, Milano, Pavia, Livorno, Castiglione, Roveredo, Mantova, Arcole,
Rivoli, Passaggio del Tagliamento ed altre. Bell’esemplare fresco.
€ 5.000,00
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