LIBRERIA EDITRICE GORIZIANA
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"LIBRI IN FRIULI TRA '800 e '900"
CATALOGO LIBRI RARI ANTICHI DI PREGIO
PUBBLICAZIONI DELL'OTTOCENTO E DEL NOVECENTO


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BAGATELLE PER UN CATALOGO

«Qualcuno ha scritto che la cultura comincia dalla lettura dei cataloghi dei libri; assolutamente esatto, ed ero ancora un adolescente viziato e aspirante vizioso, e già m’ero preparato ad una vita di letture imparando titoli, autori, e copertine» (1). Queste parole, purtroppo non mie, tendono a visualizzare una personale convinzione, ossia, che nei cataloghi scorrano le vene pulsanti di un fiume che vede il convergere di idee, parole, pensieri, silenzi, tutte quelle sensazioni che formula il linguaggio e che troviamo espresse nel libro come struttura materiale e come controfigura specchiante dell’autore che incontra un lettore.
A proposito, il brano iniziale, è di proprietà del lombardo rappresentante del Gruppo 63, Giorgio Manganelli (1922-1990) e sono tratte dalla sezione intitolata Cataloghi e Dizionari all’interno di quel sontuoso volume che è Il Rumore sottile della prosa. E proprio partendo dal titolo tutto manganelliano mi soffermo da lettore sui cataloghi editi dalla Libreria Editrice Goriziana, la quale nel panorama regionale riesce a produrre in modo costante, e misurare in modo sempre attento la qualità con la quantità delle offerte librarie, una serie di cataloghi dove emerge una complicata ripartizione quale i libri editi dalla LEG in quanto casa editrice, i libri cosiddetti nuovi che vanno dal Friuli Venezia Giulia, Istria e Dalmazia fino al Medio Oriente, all’Ebraica e all’Asburgica per terminare, in modo altrettanto impegnativo con la sezione dei libri usati (sezioni Friuli, Storia, Biografie, Geografia e Viaggi, Montagna) e le opere di pregio. E proprio scorrendo l’ultimo catalogo della LEG intitolato Leggere la Storia (33. Edizioni Leg, libri nuovi e usati, opere di pregio libro nuovo e usato) si poteva leggere a pagina 111 non numerata l’annuncio di un catalogo monografico dedicato in modo esclusivo ai Libri in Friuli fra Ottocento e Novecento, ora finalmente apparso.
Il titolo come anche il contenuto è impegnativo sotto diversi punti di vista; per quello cronologico che vede una partizione tra Otto e Novecento, per quello numerico che va oltre i mille titoli e soprattutto per la tensione, la temperatura dei titoli e degli autori proposti nella loro unitarietà. Proprio così, la caratteristica precipua di questo catalogo LEG, ambiziosamente monografico e capace di raccogliere uno spettro di titoli e di autori alquanto vari e non giocando solamente sui grandi nomi, è dato dalla alta tensione dei contenuti librari implicati e dalla possibilità per lo studioso della storia del libro e dell’editoria in questo caso regionale a non produrre, partendo proprio da un simile catalogo, delle semplicistiche e ripetitive analisi storiche sulla creazione di accademie e biblioteche e sulla produzione editoriale (le bibliografie sono in continuo aggiornamento, ma nessuno sembra leggerle o le ignora) ma di entrare nel magma della situazione; in breve, di poter effettuare un discorso non appassionato (la passione per gli studi e la ricerca in generale non è un titolo da curriculum e nemmeno da avvallare per giustificare i propri errori!) ma solo filologico-storico (il rimando non troppo celato è all’officio di Carlo Dionisotti e di Sebastiano Timpanaro) come si è effettuato in occasione della mostra Tra Venezia e Vienna. Le arti a Udine nell’Ottocento (a cura di Giuseppe Bergamini, Milano, Silvana Editoriale, 2004) dove, ed il catalogo ne è una dimostrazione piena, si studiano le coordinate culturali della vita artistica di Udine nei diversi equilibri che esistono tra il centro e la periferia. Ebbene, in quella mostra, una sezione è dedicata per l’appunto a dei libri e a degli autori, Vincenzo Joppi e Fabio di Maniago per esempio, che nel catalogo LEG hanno una loro posizione di autorità. Ma questo catalogo LEG che gioca in modo ambiguo sui libri del Friuli (i libri che trattano del Friuli ed i libri che sono stampati da case editrici e da tipografie del Friuli da Udine a Cividale del Friuli, San Daniele e Tolmezzo) mostra in modo altrettanto lampante che dietro ai dioscuri della storia patria friulana non mancavano quei nani che sulle spalle dei giganti non temevano di porsi e anzi si trovavano a loro agio; e l’agio derivava da un senso di protezione e questa sensazione dava loro anche una certa baldanzosità intellettuale. E pertanto accanto ai nomi di Vincenzo Joppi, Giuseppe Occioni Bonaffons, Fabio di Maniago e Francesco di Manzano, pullula tutto il sottobosco degli autori di cui è rimasta l’opera mentre il nome è del tutto anonimo; e tale carattere di non identità ben si presterebbe a fornire materia per i romanzi di Borges. Se passiamo al Novecento, qui i nomi diventono ancor più “imbarazzanti” per l’importanza: prime edizioni di Biagio Marin libri rari di Biagio Marin e di quel giovane Pier Paolo Pasolini libri rari prime edizioni italiano friulano di Pasolini, pervaso già dalla disperata vitalità, che affilava le sue armi nell’Academiuta de lenga furlana, e poi Enrico Della Torre, Arturo Feruglio, Pietro Someda De Marco. Come si può facilmente capire si ritrovano in una sorta di hortus conclusus gli autori che hanno discusso del concetto di storia patria friulana e dei modi di esperire questo concetto attraverso una serie di contributi che andavano dai discorsi alle poesie, racconti, romanzi, dalle guide locali alle dissertazioni di storia locale e alle riviste (graficamente belle, molto belle la serie di Le Panarie e dell’Almanacco Avanti cul brun!) fino alle gioiose e rare, dal punto di vista collezionistico, nuptialia o pubblicazioni per nozze di cui qui si produce una variegata esemplificazione. Per giudicare un catalogo vi sono diverse modalità come ha insegnato e scritto in modo gustoso e attento Hans Tuzzi nel suo volume Gli strumenti del bibliofilo. Variazioni su come leggere cataloghi e bibliografie (Milano, Sylvestre Bonnard, 2003); libro che i lettori di questo catalogo non mancheranno di comperare se non l’hanno già fatto! Certamente, questo pubblicato dalla LEG è il frutto di una lunga stratificazione, ossia, i mille e passa titoli rimandono a volumi che in molti anni sono stati cercati, comperati, scelti e che provengono da collezionisti, da biblioteche private, da aste, in breve, da quella ragnatela di canali che fanno la fortuna di un libraio ma anche la sua sfortuna se non possiede quelle doti che vanno al di là della semplice capacità di fare i conti, di prevedere ed imporre delle mode librarie e che in realtà si coagulano attorno all’intelligenza. Come scriveva la poetessa Marina Cvetaeva «La stupidità è multiforme e eterogenea come l’intelligenza e in entrambe gli opposti coincidono. E la stupidità la riconosci, come l’intelligenza, dal tono» (2). E il tono di questo catalogo è quello che qualifica il lavoro di ricerca che la LEG persevera da diversi anni, quasi venticinque, dalla sua sede a Gorizia in via Giuseppe Verdi, facendo capolino nelle fiere del libro antico di Firenze, Roma, Milano e Londra; e mi soffermo sulla annotazione topografica per ribadire come si possa fare, da un centro posizionato in una zona quasi metafisica, un discorso culturale, e la complessità nella redazione dei tre differenti indici per l’Otto e Novecento lo dimostra, dove i titoli rimandono a delle persone, a dei pensieri e dove ancora ogni titolo richiama, come fosse una ragnatela, altri titoli. Ebbene, e riprendo l’ammonimento di Giorgio Manganelli, questo catalogo vada letto e usato, se ritenuto plausibile, come un repertorio bibliografico.

Simone Volpato.

(1) Giorgio Manganelli, Il rumore sottile della prosa, a cura di Paolo Italia, Milano, Adelphi, 1994.
(2) Marina Cvetaeva, Il poeta e il tempo, a cura di Serena Vitale, Milano, Adelphi, 1984.
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